Il racconto delle prime emittenti radiofoniche nate in Italia e della radio locale di chi ha vissuto quegli anni di sognatori, visionari, artigiani della penna ed eterni Peter pan

di VINCENZO VARONE

Basta un suono, un profumo, un’immagine e nel nostro caso un film, "Onde Roud", dedicato allo straordinario mondo delle prime radio libere, e all’improvviso ti accorgi che “sono volati anni corti come giorni”, come diceva Montale. Il periodo è quello tra la primavera e l’estate del 1976, ma sembra ieri. In Italia in quegli anni il clima non era dei più tranquilli, ma dentro noi giovani, nonostante tutto, si sentiva forte la voglia di futuro e di vera speranza. I giornali radio di prima mattina riferivano quotidianamente di attentati ad opera dei terroristi. La nazione sentiva sul collo il fiato dell’eversione e dell’orrore. Le leve del potere della politica nazionale erano nelle mani dell’intramontabile Giulio Andreotti, appena eletto presidente del Consiglio. Alle elezioni politiche il Pci di Enrico Berlinguer era riuscito a far man bassa di voti, ma nonostante tutto la Dc, che molti davano per spacciata, era riuscita, pur reduce dalla cocente sconfitta subita un anno prima alle amministrative, a mantenere la prima posizione in termini di consensi, era crollato invece il Psi, che di lì a poco avrebbe “incoronato” al suo vertice il rampante Bettino Craxi. In quei giorni era anche nata, giocoforza, per via della legge dei numeri, che in politica contano più di ogni altra cosa, la stagione della cosiddetta “solidarietà nazionale”.

Il contesto. In Calabria quattro uomini avevano saldamente in mano lo scettro del comando: il socialista Giacomo Mancini e i democristiani Riccardo Misasi, Carmelo Pujia e Vito Napoli, quest’ultimo rubato dalla politica al giornalismo. All’epoca aveva la sua consistente fetta di voti e di potere anche un assessore regionale democristiano: Sergio Scarpino. Di lì a qualche anno sarebbe diventato per la prima volta deputato il giovane Mario Tassone. In quello stesso periodo era già impegnato a scaldare i muscoli per raggiungere le postazioni chiave della politica Agazio Loiero, fine oratore e penna dal piglio sicuro e brillante. Alla Regione da poco era stato eletto alla presidenza il “democristianissimo” Aldo Ferrara, al posto di Pasquale Perugini. A Vibo Valentia regnava il senatore democristiano Antonino Murmura, oratore irraggiungibile per classe e sostanza. A Mileto “governava” la chiesa, ormai dal lontano 1953, Vincenzo De Chiara. A Reggio Calabria si avvertivano ancora i “postumi” della rivolta dei “Boia chi molla”. E fu proprio durante quella primavera di 40 anni fa che una strana idea, che balenava da un bel pezzo nella mente di alcuni di noi, divenne improvvisamente un pensiero vivo, un progetto da realizzare, un obiettivo da inseguire, costi quel che costi. Il teatro dell’evento fu il negozio di elettrodomestici "Varone", i protagonisti furono quattro amici “al bar”, chi scrive, Antonino Varone, Mimmo Solano e Carlo Saccà. Il sogno da tramutare in realtà si chiamava “Radio Paravati”.

Radio Paravati. Nelle successive 24 ore furono contattati Antonino Polito, allora timoniere delle note aziende floricole di Paravati, scomparso alcuni fa, il compianto don Salvatore Sangeniti, da qualche anno parroco di Paravati e Fortunato Varone. I tre accettarono la sfida senza battere ciglio. Qualche giorno, con lo stile veloce e risolutivo di quegli anni, venne sottoscritto davanti a un notaio di Lamezia Terme l’atto costitutivo di “Radio Paravati”. Nelle stesso tempo una società di Reggio Emilia venne incaricata di fornirci le attrezzature. Nelle stesse ore al Tribunale di Vibo Valentia registrammo, dopo mille peripezie, in assoluto uno dei primi giornali quotidiani radiodiffusi d’Italia: "Radio Paravati”. Ne assunse la direzione, su invito del consiglio d’ amministrazione, Arturo Daco, corrispondente da Vibo della Rai e dell’Agenzia Italia. In un primo momento il direttore responsabile doveva essere Vito Napoli, che però dovette rinunciare in quanto l’incarico era incompatibile con quello di parlamentare. Insieme a Daco vennero chiamati a far parte della redazione Giuseppe Orefice, giornalista del “Il Tempo” e in qualità di corrispondente da Catanzaro, sede di ogni decisione politica, il giornalista di “Avvenire” Saverio Carino.
L’inizio delle trasmissioni porta la data del 13 agosto del 1976, nel tardo pomeriggio, sulla frequenza dei 104 mhz e con ripetitore impiantato prima a Monte Contesse e poi a Vibo che irradiava il segnale sui 101 mhz. Facevano parte della squadra, oltre a chi scrive, Salvatore Sangeniti, ,Fortunato Polito, Teresa Rettura, le sorelle Rosetta e Costanza Varone, Brunella Condoleo, Maria Polito, Fortunata Loiacono, Gugliemo Formica, Salvatore Valente, Vincenzo Polito, Domenico Ranieli, Franco Nicolace, Giovan Battista Manno e Angelo Varone. Altri poi, nei mesi successivi, avrebbero arricchito l’equipe, come Niko Prestia, Pino Crupi, i compianti Lucio Polito e Totò Valente, Rinuccia Mazzeo e Pasqualimo Moricca, profondo conoscitore dei Beatles. Altri, invece, per motivi di studio e di lavoro avrebbero lasciato. L’impianto tecnico della struttura della radio, oltre che da Mimmo Solano, veniva curato dai due Franco Rovito (il primo di Filandari, il secondo di Rombiolo), due maestri della radiofonia di allora e di tanto in tanto, quando si trovano da queste parti, da altri due appassionati dell’etere: Tonino Lucchese e Franco Arcano. L’impianto della prima diretta radiofonica, per mandare in onda la Messa di Natale, celebrata da don Salvatore Sangeniti, fu opera di Franco Rovito di Filandari. All’epoca, quella diretta, realizzata con pochi mezzi, fu un autentico miracolo della tecnica. I tempi di oggi erano davvero lontani. I programmi dell’emittente, che andavano dall’informazione alla musica, venivano anche puntualmente pubblicati dal popolarissimo settimanale “Sorrisi e Canzoni Tv”,diretto da Gigi Vesigna.

L'informazione. Sul fronte dell’informazione oltre ai giornali radio le trasmissioni più seguite erano gli speciali e tra questi ci piace ricordare quello dedicata al sequestro Moro, andato in onda la mattina stessa del 16 marzo del 1978. Quel giorno Radio Paravati effettuò per tutta la mattinata una serie di collegamenti telefonici con la sede della Camera e del Senato, per cercare di capire dalla viva voce dei parlamentari calabresi, il clima drammatico che stava vivendo la nazione. In quelle stesse ore alcuni amici universitari, “armati” di gettone telefonico ci fornirono direttamente dai luoghi del sequestro e del massacro lo sgomento che si viveva a Roma. Un positivo esempio di giornalismo sul campo, che ripetemmo in occasione del devastante terremoto che colpì nel cuore l’ Irpinia la sera di domenica del 23 novembre 1980 e che lasciò sotto le macerie centinaia di morti, sotto gli sguardi addolorati e atterriti dell’intera nazione. Anche da queste parti il terremoto si fece particolarmente sentire e noi che eravamo impegnati in una trasmissione sportiva ci attivammo sin da subito per capire cosa era successo. Le prime notizie che ci furono fornite dai Vigili del Fuoco ci fecero capire immediatamente la dimensione del dramma di quelle ore. Un accenno lo vogliamo anche fare alle visite negli studi dell’ emittente di due giornalisti che all’epoca andavano per la maggiore: Gustavo Selva, allora direttore del Gr2, ribattezzato “radio belva”, che le brigate rosse volevano morto, il quale ebbe mondo di esprimere a tutto lo staff il suo compiacimento per quel modo “puntuale e ed efficace” di fare giornalismo e Renzo Allegri, mandato da “Gente” a Paravati per raccontare la storia di Natuzza Evolo, il quale rimase meravigliato per la struttura organizzativa che era capace di offrire sul fronte della “notizia” quella piccola radio di provincia. Anni ancora oggi vivi nella memoria di chi come noi ebbe la fortuna di vivere quella stagione. Anni che hanno segnato il destino di una generazione fatta di sognatori, visionari, artigiani della penna e della parola, esperti di musica un po naif, perdenti per scelta e vocazione ed eterni Peter Pan.