Un capitolo giudiziario nato un decennio fa quando l'imprenditore aveva accusato i militari di aver alterato un verbale di indagine

Calunnia. Con questa accusa il gup del Tribunale di Catanzaro ha rinviato a giudizio l’imprenditore Girolamo Albano,figlio dell’ex presidente del Catanzaro calcio,  accusato di aver detto il falso nei confronti di due carabinieri Filippo Conte e Vincenzo Sanseviero, che pagarono un prezzo alto per quelle parole gravi non supportate dai fatti, (a giudicare dalla decisione del giudice), facendo aprire un’inchiesta a loro carico. Il giudice per le udienze preliminari Carlo Saverio Ferraro ha accolto l’arringa difensiva dell’avvocato Carlo Petitto spedendo sotto processo l’imputato (difeso dall'avvocato Piero Mancuso) che nel 2011 aveva accusato i due militari dell’Arma di aver manomesso un verbale di indagine. Il processo inizierà il prossimo 23 ottobre davanti al giudice del Tribunale monocratico del capoluogo calabrese.

La vicenda giudiziaria. Ma andiamo per gradi. Il capitolo giudiziario risale a circa dieci anni fa quando Albano fece scattare le indagini a carico dei due carabinieri  in servizio nel capoluogo calabrese, indagati per falso ideologico e minacce a seguito delle denunce dello stesso imprenditore che li aveva accusati di aver manomesso un verbale di integrazione della denuncia sporta a sua volta da una donna che aveva querelato Albano per stalking. L’Ufficio di procura aveva chiesto l’archiviazione per i due militari, ma l’imprenditore si era opposto per ben tre volte sollecitando un’integrazione di indagini. Il gip aveva poi chiuso il caso dei due militari respingendo l’opposizione di Albano e restituendo gli atti al pubblico ministero per eventuali determinazioni in ordine all’ipotesi di calunnia a carico dell’imprenditore, dal momento che  “le illustrate emergenze rivelano – scrive il giudice – l’intento denigratorio perseguito da Albano nei confronti degli indagati, dovendosi ritenere che egli fosse consapevole della infondatezza delle accuse mosse nei loro confronti”. Se dunque il vecchissimo procedimento giudiziario a carico di Albano nato dalle denunce della donna si chiuse con un nulla di fatto dopo che lei ritirò la querela a seguito di una transazione, l’imprenditore,  che nel corso del tempo ha subito altri processi e altre condanne, si trova a dover affrontare un rinvio giudizio, dal momento che il gip  ha ritenuto fondata l’ipotesi di calunnia formulata dalla Procura a danno di quegli stessi militari prima denunciati e poi scagionati da tutte le accuse.