Camere penali calabresi: "Processi da remoto attentato al diritto di difesa"
"La facoltà di scelta di partecipare al processo in aula o da remoto, in capo ai difensori, deve essere effettiva e non condizionata da situazioni ambientali e difficoltà pratiche". È quanto affermano in una nota gli avvocati delle Camere penali calabresi che, prendendo atto delle disposizioni emergenziali circa lo svolgimento dei processi, hanno redatto un documento comune per ribadire la tutela dei diritti costituzionali. Definendo inoltre un "attentato" al diritto di difesa quanto previsto dal Senato, ma non ancora approvato in via definitiva, che nella legge di conversione del decreto ministeriale prevede che "per tutte le tipologie di udienze, a partire dall’11 maggio, sia rimessa in capo a giudice la facoltà di scegliere lo svolgimento con le modalità da remoto".
Necessario tutelare il diritto di difesa. "Si ritiene innanzitutto - scrivono gli avvocati - che, a prescindere dai rilievi di legittimità anche costituzionale della suddetta normativa, vi debba essere una chiara limitazione nella concreta applicazione della stessa che parta dalla presa d’atto della natura temporanea (perché imitata nel tempo) ed eccezionale (perché appare riferita solo ed esclusivamente ad una limitata tipologia di procedimenti). In ogni caso, non appare in alcun modo tollerabile una limitazione delle prerogative processuali che possa risultare anche solo minimamente lesiva del nucleo duro della esplicazione del diritto di difesa all'interno del procedimento: vale a dire la garanzia della immediatezza ed oralità".
Garantire piena libertà di scelta. "La facoltà di scelta di partecipare al processo in aula o da remoto, in capo ai difensori, deve inoltre essere effettiva e non condizionata da situazioni ambientali e difficoltà pratiche. In tal senso, si ritiene necessario che venga garantita la piena libertà di tale scelta, non potendo la stessa essere in alcun modo condizionata da alcun altro interesse soprattutto se legato a ragioni di congenialità materiale. A questo fine appare imprescindibile la garanzia della salubrità delle aule di udienza al fine di impedire che vi possano essere rischi concreti per coloro che scelgono di recarsi in aula". La nota continua poi definendo "inaccettabile" anche solo prospettare una possibile “normalizzazione” di tale metodo: "La chiara incidenza della stessa sui diritti processuali appare assolutamente dirimente nella prospettiva di escludere qualsivoglia possibilità di reiterazione".
Attentato ai diritti degli imputati. "Le considerazioni espresse assumono maggiore rilievo soprattutto alla luce della imminente approvazione della legge di conversione del decreto legge che ha introdotto le misure derogatorie. Gli emendamenti introdotti in sede di conversione e già approvati dal Senato prevedono che per tutte le tipologie di udienze, a partire dall’11 maggio, sia rimessa in capo a giudice la facoltà di scegliere lo svolgimento con le modalità da remoto". "La imminente approvazione di tale legge - concludono - determinerebbe chiaramente un attentato ai diritti di difesa e non basterebbe a lenirne la portata la durata temporanea dello stesso, visto che nella situazione di massima incertezza rispetto al rischio epidemiologico, è prevedibile che tale termine possa essere prorogato".
