'Ndrangheta nel Vibonese, processo al clan: 15 imputati scelgono l'abbreviato (NOMI)
Dall’Ariola alle Preserre, passando per appalti pubblici, estorsioni e regolamenti di conti. L’inchiesta “Habanero”, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, continua a delineare contorni inquietanti su una rete criminale radicata nel Vibonese, con ramificazioni extraregionali e internazionali. Nell’udienza preliminare svoltasi dinanzi al Gup Piero Agosteo, 15 dei 25 imputati hanno scelto il rito abbreviato, mentre per gli altri dieci il pubblico ministero ha confermato la richiesta di rinvio a giudizio.
Hanno optato per il rito abbreviato Cosimo Bertucci, Francesco Bertucci, Cristian Domenico Capomolla, Francesco Capomolla, Francesco Antonio Ciconte, Domenico Fusca, Giorgio Galiano, Sandro Ganino, Rinaldo Loielo, Nicola Antonio Papaleo, Rodolphe Pinto, Vincenzo Pisano, Francesca Silipo, Giuseppe Taverniti e Francesco Tarzia, quest’ultimo inizialmente con posizione stralciata e poi riunita.
Affronteranno invece il processo con rito ordinario: Luciano Barone, Giuseppe Chiera, Cosmo Damiano Inzitari, Angelo Maiolo, Francesco Maiolo (45 anni), Francesco Maiolo (41 anni), Luca Marano, Filippo Monardo, Francesco Sorleto e Pasquale Rottura. La prossima udienza è fissata per il 29 maggio.
Secondo l’accusa, i gruppi Maiolo ed Emanuele – attivi tra Acquaro, Soriano Calabro, Gerocarne e Dasà – costituivano un’articolazione mafiosa capace di controllare il territorio, gestire appalti pubblici e imporre estorsioni. L’inchiesta è stata condotta attraverso intercettazioni e dichiarazioni di collaboratori di giustizia.
Tra gli episodi chiave al centro del processo figura la strage dell’Ariola, avvenuta il 25 ottobre 2003 a Gerocarne, dove furono uccisi Francesco Gallace, Giovanni Gallace e Stefano Barilaro, mentre Ilario Chiera rimase gravemente ferito. La Dda ritiene che l’agguato fu una vendetta per la sparizione negli anni ’90 dei fratelli Rocco e Antonio Maiolo, in un’escalation di faide tra clan rivali.
L’indagine ha anche evidenziato collegamenti tra le cosche delle Preserre e clan più strutturati operanti a Limbadi, Vibo Valentia e Sant’Onofrio. Gli investigatori parlano di un vero “direttorio criminale”, capace di coordinare le azioni delle varie ‘ndrine e di gestire conflitti interni con logiche militari.
A difendere i 25 imputati un collegio difensivo numeroso e trasversale, che comprende Vincenzo Cicino, Pamela Tassone, Cataldo Intrieri, Giuseppe Damini, Luigi Chiappero, Luca Cianferoni, Ermenegildo Scuteri, Antonio Barilaro, Beatrice Biamonte, Sandro D’Agostino, Nicola Loiero, Alessandro Diddi, Giuseppe Di Renzo, Francesco Schimio, Sergio Rotundo, Michelangelo Miceli, Giuliana De Nicola, Giuseppe La Rana, Ilario Tripodi, Giuseppe Gervasi, Vincenzo Sorgiovanni, Lucio Canzoniere, Laura Castellano e Francesco Lojacono.
Il procedimento “Habanero” si configura come una delle più complesse e delicate indagini antimafia degli ultimi anni in Calabria, destinata a far luce su una criminalità organizzata ben radicata nel territorio e capace di condizionare economia, istituzioni e sicurezza pubblica.
