Lo scorso 22 ottobre, nel corso di un incontro tenutosi nell'ufficio del sindaco, alla presenza del primo cittadino Enzo Romeo, accompagnato da Salvatore Monteleone e Marco Miceli, rispettivamente assessori al Servizio idrico integrato e all’Ambiente, gli amministratori comunali avevano manifestato la volontà di convocare un Consiglio comunale aperto per discutere dell’annoso problema acqua potabile a Vibo.

Adesso, una petizione popolare rivolta ai cittadini vibonesi per chiedere la convocazione di un consiglio comunale aperto al fine di discutere in aula della «non potabilità dell’acqua», della «carenza idrica, dell’inquinamento ambientale e delle eventuali soluzioni per porvi rimedio», quindi per chiedere una «corretta fatturazione agli utenti degli importi relativi al servizio idrico integrato», è stata lanciata sul web da Luciano Gagliardi, rappresentante dell’associazione “compresi gli Ultimi”, organizzazione no-profit aderente al coordinamento nazionale del Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.

L'intento è quello di sollecitare il presidente del civico consesso Antonio Iannello la convocazione del consiglio comunale aperto.

«I sottoscritti cittadini, utenti dei servizi pubblici erogati dal Comune di Vibo Valentia – si legge nel testo della petizione -, chiedono che venga convocata una seduta di consiglio comunale aperto, con diritto di parola oltre che per i consiglieri, anche per i cittadini, previa autorizzazione del presidente del consiglio comunale, al fine di discutere le rilevanti questioni di interesse pubblico riportate di seguito».

Una richiesta che nasce dalla «perdurante situazione di gravissimo rischio per la salute pubblica, dovuta alla non potabilità dell’acqua, alla carenza idrica ed all’inquinamento ambientale del nostro territorio».


Tutto ciò premesso, considerando la normativa vigente in materia, che «garantisce a tutti la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività», tenuto conto dei poteri attribuiti al sindaco riguardo «al verificarsi di situazioni di particolare gravità che interessano l’igiene, la sicurezza e la sanità pubbliche», nonché lo Statuto comunale, dove si afferma che, «per favorire la partecipazione popolare “il Comune[…] promuove organismi di partecipazione popolare all’amministrazione locale”». e dunque «”ogni cittadino residente nel territorio comunale può proporre istanze, petizioni e proposte agli organi comunali”», si chiede appunto la convocazione di un consiglio comunale in seduta aperta per aprire una discussione in merito agli argomenti ricordati all’inizio del nostro articolo: ossia – ripetiamo – «non potabilità dell’acqua, carenza idrica, inquinamento ambientale e delle eventuali soluzioni per porvi rimedio», quindi per chiedere una «corretta fatturazione agli utenti degli importi relativi al servizio idrico integrato».