Il successo delle "Giornate FAI di Primavera" a Vibo Valentia diventa terreno di scontro politico e di rivendicazioni di paternità. Da una parte il sindaco Enzo Romeo, che dai suoi canali social ha cercato di "abbracciare" l'iniziativa inserendola in una visione amministrativa più ampia; dall'altra la Delegazione FAI di Vibo Valentia, che con una nota asciutta e decisa ha voluto ristabilire i confini dei meriti, ridimensionando le aspirazioni del primo cittadino. 

Tutto è iniziato con un intervento di Romeo nel suo "Taccuino del Sindaco". Il primo cittadino ha esaltato il successo del percorso "La voce dei palazzi", descrivendolo come un segnale potente di una comunità affamata di bellezza. Fin qui nulla di strano, se non fosse che Romeo ha collegato direttamente l'evento al nuovo Piano di Marketing Territoriale del Comune e alla sua visione di Vibo come "Città di tutte le epoche", lasciando intendere una sorta di regia o quantomeno una stretta paternità amministrativa dietro il brulicare di visitatori nel centro storico. 

La risposta della Delegazione FAI non si è fatta attendere ed è arrivata come una doccia fredda sotto il post istituzionale. Pur ringraziando per l'attenzione, i volontari hanno messo i puntini sulle "i" con una precisione chirurgica: «Teniamo a precisare che queste Giornate di Primavera sono state pensate e organizzate esclusivamente dalla nostra Delegazione. Lo sforzo di delegati, volontari e ciceroni è stato grande». Un messaggio che suona come un chiaro "giù le mani": il successo non è un risultato della politica comunale o del marketing territoriale della giunta, ma il frutto del lavoro sul campo di chi, da mesi, prepara l'accoglienza turistica a titolo gratuito. 

'episodio evidenzia un corto circuito comunicativo tra Palazzo Luigi Razza e le realtà associative del territorio. Se da un lato è legittimo per un'amministrazione gioire del successo di eventi che si svolgono sul proprio suolo, dall'altro la tendenza a "mettere il cappello" su iniziative di matrice indipendente ha generato un'irritazione evidente tra chi ha materialmente gestito l'evento. Per ora, il tentativo del sindaco di intestarsi il vento di orgoglio e bellezza delle Giornate FAI sembra essersi scontrato con il muro del volontariato locale, che rivendica autonomia e, soprattutto, la paternità esclusiva di un successo che non ha colori politici.