'Ndrangheta, raffica di arresti in Calabria. C'è anche un sindaco
Sono 189 le persone finite agli arresti questa mattina a Cosenza e non solo per via dell'inchiesta coordinata dalla Dda, guidata da Nicola Gratteri. L'inchiesta ricostruisce gli assetti delle consorterie di 'ndrangheta operanti – attraverso una struttura “confederata” e con una cassa comune detta “bacinella” - nell'area urbana del capoluogo bruzio. La ipotizzata “confederazione” vedrebbe insieme i gruppi Patitucci-Porcaro, Presta, Di Puppo-D'Ambrosio alleati con il cosiddetto clan degli zingari riconducibile alla famiglia Abbruzzese alias “banana”. Decine i danneggiamenti con finalità estorsive compiuti contro concessionarie di auto, supermercati, farmacie, bar, parrucchieri, negozi di generi alimentari,, negozi di abbigliamento, autovetture e mezzi meccanici, ricostruiti dagli investigatori.
Non solo: la magistratura antimafia ha individuato un vero e proprio sistema di gestione di prestiti privati a tassi usurari tenuto in piedi investendo parte dei profitti ricavati dal traffico di droga e dalle estorsioni. Ingerenze della criminalità organizzata sono state rilevate nei servizi di security in occasione di manifestazioni, eventi o presso discoteche della Provincia, nel cui ambito la consorteria, avvalendosi della propria forza di intimidazione, agiva a favore di una “sua” società di security la quale beneficiava di un incremento delle commesse, con contestuale estromissione dal mercato di ogni altro “concorrente”; la consorteria si sarebbe adoperata per garantire l’ottenimento sicuro di finanziamenti “INVITALIA”, parte di quali “riscossa e incamerata”, a titolo di “corrispettivo” per il servizio “di intermediazione” svolto; nella gestione di alcune attività commerciali (fra cui quella di noleggio abusivo di sdraio ai familiari dei malati ricoverati presso l’Ospedale Civile di Cosenza) e la partecipazione in altre iniziative imprenditoriali (complesso turistico sito nella fascia costiera tirrenica, ove avevano investito sia la cosca Lanzino/Patitucci che quella dei “Muto” di Cetraro), ove riallocare e reimpiegare risorse di provenienza illecita. Alcune attività commerciali erano anche state saltuariamente adibite a luoghi “sicuri” di incontro fra consodali. La criminalità organizzata si sarebbe pure inserita nella gestione dell’intero settore dei giochi e delle scommesse “gaming” nella provincia di Cosenza, ed in particolare nel capoluogo, attraverso la creazione di un cartello di imprese riconducibili a soggetti collegati alle 'ndrine. Il collegamento con le cosche "confederate" avrebbe consentito: l’esecuzione di azioni punitive nei confronti di soggetti che si erano resi responsabili di tentativi di furto (attraverso manovre di alterazione nel funzionamento delle apparecchiature da gioco) presso i locali controllati dai sodali; la contribuzione volontaria, da parte degli imprenditori “autorizzati”, alla cosiddetta. “bacinella” delle cosche, per il sostentamento delle famiglie di soggetti detenuti; l’intestazione fittizia delle attività economiche di fatto riconducibili ad elementi contigui all’associazione criminale; l’esercizio dell’attività di usura, anche in danno di persone con problemi di dipendenza dal gioco.
Oltre all'esecuzione delle misure restrittive gli investigatori hanno notificato provvedimenti di sequestro preventivo d’urgenza di beni mobili, immobili e rapporti finanziari per un valore complessivo di 72 milioni di euro. I sigilli giudiziari sono stati apposti a 78 fabbricati, 44 terreni, 1 yacht, un aeromobile ultraleggero, 1 natante, 70 autoveicoli, 7 motoveicoli, 39 complessi aziendali di imprese attive nel settore del “gaming”, 20 ditte individuali e ulteriori 57 quote di partecipazione relative a 74 soggetti giuridici attivi nei settori edile, della ristorazione, del commercio di autoveicoli ed al dettaglio. I boss che la Dda di Catanzaro indica come punti di riferimento della consorteria - elevata a parere dei Pm a vero e proprio "Sistema" criminale - sono Francesco Patitucci, Adolfo D'Ambrosio, Roberto Porcaro, Umberto Di Puppo, Tonino Presta, Mario Piromallo, Luigi Abbruzzese tutti gravitanti nell'area del capoluogo. Tra gli indagati sottoposti a misura cautelare (arresti domiciliari) figurano pure tre esponenti politici: il sindaco di Rende e attuale presidente dell'Anci calabrese, Marcello Manna; l'assessore ai Lavori pubblici dello stesso comune, Pino Munno e l'attuale assessore alla manutenzione e al decoro urbano di Cosenza, Francesco De Cicco.
