«Mio padre è stato scagionato da tutte le accuse d'omicidio». È quanto afferma Marianna Emanuele, figlia di Gaetano Emanuele, presunto boss della ‘Ndrangheta originario di Soriano Calabro, in provincia di Vibo Valentia. La giovane risponde così alle domande di Klaus Davi, che sta conducendo un’inchiesta sulle curve calcistiche e i legami con la criminalità organizzata.

Nel corso dell’intervista, Marianna Emanuele, incontrata nei pressi della residenza del padre, ha fermamente respinto qualsiasi legame tra la sua famiglia e le dinamiche delle tifoserie organizzate: «Non c’è nessun collegamento tra mio padre e le curve. Non lo conosco nemmeno, né lui né i presunti membri delle tifoserie». Riferendosi ai recenti sviluppi dell’inchiesta, che ha portato alla luce presunti collegamenti tra la ‘Ndrangheta e alcune tifoserie, in particolare quella dell’Inter, la figlia del presunto boss ha precisato: «Non conosco Simoncini, né D'Alessandro. Non so nulla delle infiltrazioni nelle tifoserie». La conversazione si è poi spostata sul coinvolgimento del padre nelle famose faide della ‘Ndrangheta, di cui recentemente si è parlato in relazione a un altro omicidio. «Non so cosa siano queste faide, le ho lette sui giornali, ma non ne ho mai parlato con mio padre. È qualcosa che disconosce anche lui», ha dichiarato con fermezza.

Al momento, Gaetano Emanuele si trova in una Casa di lavoro in Sicilia, dove sta scontando una pena di un anno per evasione. Sua figlia ha continuato a difendere la figura del padre, che lei descrive come una persona «comune, un lavoratore e un agricoltore». «Nessuno ha paura di mio padre nel mio paese», ha aggiunto, cercando di separare la figura familiare dalla reputazione criminale che gli è stata attribuita.