"Il successo più grande credo sia stato quello di dimostrare che, anche in un territorio difficile come quello vibonese, lo Stato ce la può fare ad affermare la legalità e la necessità di rispettare le regole, e soprattuto a dimostrare che non sono le organizzazioni criminali quelle che hanno il pallino in mano". Così il procuratore di Vibo Valentia Camillo Falvo a margine delle giornate della Legalità organizzate dagli studenti della III E quadriennale, e dalle docenti Angela Ventrice e Josella Marino, del Liceo Classico "Michele Morelli" di Vibo guidato dal dirigente Raffaele Suppa. Un importante lavoro, quello portato avanti dalla Procura, che "abbiamo fatto fino a Rinascita Scott e continuiamo a fare tutti i giorni con tanto impegno". "Ci aspettiamo adesso - aggiunge Falvo - una grande collaborazione da parte dei cittadini e dei giovani soprattutto".

“Quando iniziai ad occuparmi di Vibo da magistrato della Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro – continua il procuratore – il territorio veniva da un decennio in cui la criminalità organizzata la faceva da padrona. E per questo tutti dobbiamo fare un mea culpa”. Poi sono arrivate le importanti inchieste: “Prima Costa Pulita, poi Stammer, quindi Rinascita Scott”. E proprio su Rinascita Camillo Falvo svela: “Ci lavorai da solo per tre anni, poi arrivò Nicola Gratteri e diede un grande impulso all’inchiesta, con cinque, sei filoni di indagine che sono stati riuniti in un unico procedimento”.

“A Vibo - afferma ancora il procuratore della Repubblica – toccavano quota 20 le ‘ndrine censite sul territorio già nel 2015 anche se, per avere la prima condanna per associazione a delinquere di stampo mafioso (416 bis), si è dovuta attendere la conclusione del processo scaturito dall’inchiesta Dinasty”. E anche nel 2019 “l’indice delle organizzazioni criminali sul territorio era il più alto tra le quattro province inserite nel distretto di Catanzaro e tra i maggiori d’Italia, con il tasso più elevato di crimini violenti, omicidi e tentati omicidi. Ora il trend si sta invertendo: nel 2020 si è contato un solo omicidio”. Un ambizioso obiettivo, quello di ripulire Vibo dalla violenza, che la Procura sta ora portando avanti con una serie di indagini mirate, tra le altre cose, a colpire la detenzione illegale di armi.