E' successo in una gara di Seconda categoria a Tropea. Il giudice sportivo ha sanzionato il giocatore con una maxi-squalifica di tre anni

Un campo di calcio scambiato per un ring. Accade spesso in Calabria. E' successo a Tropea nel corso di una partita di Seconda categoria tra la squadra di casa e i reggini dell'Antonimina. Sul punteggio di 0-1 per gli ospiti e dopo un presunto rigore non concesso, il giocatore tropeano, Marco Arena, si è scagliato contro l'arbitro, un ragazzo della sezione Aia di Lamezia Terme, mandandolo al tappeto con un violento pugno alla mandibola. Il direttore di gara, soccorso dal massaggiatore del Tropea Michele Pungitore e dall'altro attaccante di casa Domenico Marchese, è riuscito a riparare negli spogliatoi sfuggendo ad un altro tentativo di aggressione di un'altra persona non identificata.

Pugno di ferro. La gara è stata ovviamente sospesa (tra l'altro in pieno recupero) e, una volta tornato a casa, l'arbitro ha messo tutto a referto raccontando nei minimi dettagli la vicenda. Niente sconti da parte del giudice sportivo che ha, quindi, presentato il conto a Marco Arena. Il calciatore del Tropea si è visto comminare una squalifica di tre anni. Non potrà giocare una partita ufficiale fino al 22 dicembre del 2019. Con lui sono stati appiedati per quattro turni anche i compagni di squadra Davide De Luca e Nazzareno Scordamaglia che – secondo quanto scritto nel referto – avrebbero minacciato e offeso l'arbitro al culmine dell'aggressione. Per responsabilità oggettiva è stato punito lo stesso Tropea che ha inevitabilmente perso a tavolino il match con l'Antonimina. Al danno si è aggiunta la classica beffa. Come da regolamento. (m.f.)