Prestiti e intimidazioni, la mano delle famiglie vibonesi della ‘ndrangheta in Brianza (NOMI)
Un prestito di 30mila franchi svizzeri concesso nel 2018 dal pilota di rally Max Beltrami al giovane lecchese Norberto Fumagalli Beretta, allora ventenne e dal 2019 in carcere per una serie di estorsioni a sfondo sessuale anche ai danni di sacerdoti nel Monzese, è tornato sotto i riflettori per l’intervento di Luca Vacca e “Claudione” D’Ambrosio. I due, ritenuti legati alla ‘ndrangheta, sarebbero intervenuti per ottenere la restituzione della somma e per estendere l’influenza criminale anche in Brianza.
D’Ambrosio figura tra i principali imputati nell’ultima grande operazione giudiziaria, considerata un nuovo colpo contro la criminalità organizzata in provincia di Monza. Una decina di persone sono state rinviate a giudizio al Tribunale di Monza in seguito alle accuse presentate dalla Procura della Direzione distrettuale antimafia di Milano.
L’inchiesta risale al 2020 ed è nota come operazione Freccia, che ha riportato l’attenzione su alcune famiglie originarie di Vibo Valentia accusate di gestire le cosche insediate a Seregno, dopo l’operazione Infinito.
Nel processo con rito abbreviato, il Tribunale di Milano ha inflitto 16 condanne fino a 14 anni di reclusione, anche se non per associazione mafiosa, coinvolgendo tra gli altri i cugini Umberto e Carmelo Cristello – Umberto fratello di Rocco, ucciso a colpi di pistola a Verano Brianza nel 2008 – e Luca Vacca.
Secondo l’accusa, nella Brianza seregnese la ‘ndrangheta era attiva in diversi settori: spaccio di droga, usura, recupero crediti, gestione di controversie, controllo delle postazioni per i venditori ambulanti fuori dai locali notturni e imposizione di ditte di sicurezza privata ai gestori di bar e discoteche. Tra queste ultime c’era il Polaris di Carate, locale dove nel 2019 Vacca e D’Ambrosio incontrarono Fumagalli Beretta. “Queste cose di prendere i soldi le facciamo noi calabresi”, avrebbe detto Vacca a Fumagalli per convincerlo a restituire la somma. D’Ambrosio, che talvolta si occupava della sicurezza per il pilota, nega di aver esercitato minacce o intimidazioni. Il processo riprenderà a novembre.
