Provincia Vibo, l'asse Luciano-Lo Schiavo funziona. Il Pd tiene e Costa non incide
Battuta d'arresto per il centrodestra che ottiene solo due consiglieri. E intanto si disegnano nuovi possibili scenari in vista dei prossimi appuntamenti elettorali
di TONINO FORTUNA
Svuotate di contenuto e significato, senza più il fascino di un tempo - praticamente, è la casta che vota per alimentare se stessa - le elezioni provinciali sono pur sempre utili a capire l'evoluzione degli assetti politici sul territorio. Ed il verdetto delle consultazioni tenutesi nella giornata di ieri a Vibo Valentia, in questo senso, ha chiarito più di qualche dubbio.
Qui Vibo Valentia. In primo luogo, le elezioni di secondo livello hanno confermato l'esistenza di un nuovo asse politico che da qui a breve potrebbe creare non pochi grattacapi al Comune capoluogo. L'asse Luciano-Lo Schiavo ha sbaragliato la concorrenza nella città capoluogo, spaccando il Partito democratico e mettendosi alle spalle quella parte della maggioranza, espressione di FI, che pensava di poter menare facilmente le danze. Alfredo Lo Bianco, uomo di riferimento del presidente del Consiglio comunale, ottiene infatti 10 preferenze su 33 votanti di palazzo "Luigi Razza". Praticamente un terzo dei voti disponibili. Tra queste non c'è quella del capo dell'Amministrazione. Elio Costa, tuttavia, evita di schierarsi apertamente contro il presidente del Consiglio, avendo forse "annusato" il pericolo ed i rischi annessi e connessi ad un suo appoggio ufficiale a FI. E l'istinto questa volta non lo tradisce. A differenza di quanto accaduto di recente con il referendum.
L'esame delle preferenze. La vittoria di Luciano simbolicamente serve ad indicare al sindaco che la forza di "Vibo Unica" dovrà essere tenuta nella debita considerazione da qui in avanti. Peraltro, da un esame dettagliato delle preferenze, non può non saltare all'occhio un dato: a Lo Bianco è andato un consenso in più del previsto. Infatti, l'alleanza Luciano-Lo Schiavo gli avrebbe potuto garantire in tutto 9 preferenze. Quattro provenienti dalle file dell'opposizione (Lo Schiavo, Pilegi, Tomaino e Fiorillo, espressione quest'ultima del segretario cittadino Stefano Soriano), e cinque da quelle del suo gruppo consiliare (Luciano, Palamara, Merdacante, Lo Bianco stesso e Gioia). Ne è venuta fuori una in più. Da dove potrebbe essere arrivata? Forse da qualche scontento del gruppo "La città che vorrei"? Svelare l'arcano non dovrebbe essere complicato da qui a qualche settimana.
Non a tutti i conti tornano. Hanno sorpreso, inoltre, i soli quattro consensi ottenuti dalla consigliera di Vibo Popolare Katia Franzè. Forza Italia, alla fine, non ha puntato compattamente su di lei. E neppure il sindaco le ha garantito, numeri alla mano, il 100% dei consensi a propria disposizione. Al comune di Vibo, probabilmente tra le file della maggioranza, non a caso hanno "pescato" qualche voto Giuseppe Rombolà e Tiziana De Nardo (sostenuta da Pietro Giamborino). Sul fronte opposto, tutto secondo previsioni per Giuseppe Cutrullà, votato dal Partito democratico di astrazione Pitaro-censoriana. Non ha ceduto il passo neppure il gruppo Pasqua che con i consensi raccattati da una parte all'altra del territorio è riuscito a fare eleggere Antonio Schiavello nella lista del Pd.
In Provincia. Dalla costa all'entroterra, alcune conferme e qualche sorpresa. Ha rischiato grossissimo di rimanere fuori dal Consiglio provinciale Pasquale Fera, rientrato per il rotto della cuffia. Hanno ben figurato due delle figure vicine a Francesco De Nisi: Francesco Gugliotta e Carmine Mangiardi. Quest'ultimo rimasto fuori dall'assise. Eletto anche l'anti-Denisi per antonomasia, ovvero Giuseppe Pellegrino. Gli uomini di Censore e Mirabello hanno puntato su Anna Grillo. E l'obiettivo, anche in questo caso, è stato raggiunto.
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