Giorgio Parisi, perché l’Accademia Nazionale dei Lincei, che lei presiede, lamenta scarsa trasparenza nella divulgazione delle statistiche sul Covid?
"Perché dalle conferenze dell’Istituto superiore di sanità, o dai report della Protezione civile, escono resoconti e giudizi conclusivi. Mancano i punti di partenza. E la comunità scientifica deve avere accesso ai dati originali".

Facciamo un esempio concreto?
"Prendiamo il numero dei decessi, un parametro utile per capire come sta andando l’epidemia".

Abbiamo letto ieri di 85 morti per Coronavirus.
"E invece no, quello è un dato impreciso, si riferisce al giorno in cui arriva la comunicazione statistica, ma non sappiamo quando quelle persone sono effettivamente mancate. Ignoriamo inoltre quando sono state contagiate, per quanti giorni sono state ricoverate, l’entità del quadro clinico. In altri Paesi europei questi dati sono di pubblico dominio".

Qualche altra stranezza nelle curve?
"Si comunica un picco al mercoledì. Sono chiaramente ritardi. A volte entrano nella statistica numeri vecchi. Ma sono tante le informazioni che la Commissione Covid dei Lincei auspica che siano rese pubbliche sui guariti, sui ricoveri, sulle sintomatologie e gli esiti". CONTINUA A LEGGERE QUI