I tentacoli della ’ndrangheta vibonese su Milano: il patto tra il clan e l’ex ultrà (NOMI)
Narcotraffico tra la Calabria e il Nord: le chat decriptate svelano il ruolo di "Yuventus" nel cuore degli affari della ’ndrina tra marijuana e cocaina
Non solo coreografie e gestione del tifo. Dietro l'immagine pubblica di Marco Ferdico, figura di spicco della curva interista, si celava una fitta rete di contatti con la criminalità organizzata calabrese, come rivelato dalle recenti analisi sui sistemi di comunicazione criptata SkyECC. Gli inquirenti hanno ricostruito come il quarantunenne, già lambito dalle ombre dell'omicidio Boiocchi, agisse da vero e proprio intermediario per il gruppo Emanuele-Idà, facilitando lo smercio di stupefacenti tra il Vibonese e le piazze del Nord Italia.
Ferdico, muovendosi tra i nickname "Inter" e il quasi ironico "Yuventus", avrebbe coordinato le operazioni logistiche e qualitative dei carichi. Emblematico il caso di una fornitura di marijuana da prelevare in Emilia: «Mi ha detto “quas” se domani vogliamo andare a Bologna / a prenderci l’erba / alle 12 gli danno conferma se cela danno vogliono sapere se siamo disponibili».
Recitava un messaggio di Michele Idà al padre Franco. La risposta di quest'ultimo non lasciava spazio a dubbi sul ruolo di supervisore dell'ex ultrà: «Fatti mandare le foto che sono con Marco . Deve vederla…Da vicino se è buona si vende».
Il sodalizio criminale non lasciava nulla al caso. Ferdico pretendeva di verificare personalmente la merce prima di dare il via libera alla rete di distribuzione lombarda, mostrando un pragmatismo da broker navigato: «Domani la vedo e ti dico…Voglio vederla… Con occhi miei».
Nelle chat comuni, dove si concordavano i dettagli di un trasporto da 21 kg nascosto su un tir diretto a Bologna, compariva persino la parola d'ordine da riferire all'autista: “cactus”. Ferdico, intanto, trattava sul prezzo con fermezza: «Me la dai a 42 a me», aggiungendo: «Al buio non posso». Nemmeno le restrizioni dovute alla pandemia sembravano spaventarlo: «A chi scrivo? Allo zio?…Dai io vi aspetto che ci sono un po’ di giri da fare un po’ di cose…ho altre cose in ballo…quando siete qua vi mostro».
Oltre alla marijuana, l'ambizione del gruppo puntava alla polvere bianca. Ferdico si faceva promotore di una partita di cocaina purissima proveniente dalla Bolivia, descrivendone gli effetti con un linguaggio crudo e brutale: «Esce 87 sul cucchiaio…Non è scaglia ma fa come un cane… Un mio amico ha fatto due raglie non parlava più».
Mentre i vertici della ‘ndrina lo sollecitavano a liberare i magazzini dall'erba («Come siete a Milano chiamate Marc che gli o detto di impegnarsi a toglierla tutta»), la prospettiva di inondare il capoluogo lombardo di cocaina esaltava i suoi interlocutori: «Prossimamente arriva se dio vuole… Milano la spacchiamo».
