Il sindacato non può stare a guardare! Nelle condizioni di grave difficoltà in cui il governo dei migliori sta cacciando il Paese, con aumenti vertiginosi dei prezzi e posti di lavoro che si perdono anche per via delle delocalizzazioni delle aziende, il sindacato non può continuare a stare a guardare, limitandosi ad elencare le difficoltà o i bisogni. La missione fondamentale del sindacalismo confederale è quella di sollevare i problemi con la rivendicazione e la lotta. Una lotta da condurre possibilmente in maniera unitaria e non con l’ideologia di una società senza più orizzonti, bensì con strumenti inediti e moderni per realizzare da subito su obiettivi minimi ed efficaci una vertenzialità diffusa in senso verticale e orizzontale.

Si tratta di rigenerarsi per calarsi dentro le dinamiche del vissuto concreto e reale di un mondo di subordinati vecchi e nuovi, invisibili e marginalizzati nel territorio e nelle stesse aziende, giacché le tradizionali manifestazioni e le interruzioni del lavoro quando ancora c’è, finiscono per fare un favore alle imprese sempre più multinazionali e dipendenti dalla finanza speculativa. Rivendicare i valori di una presunta sinistra storica e poi adagiarsi al paradigma funzionale al sistema iper liberista, che è cosa molto diversa dall’economia reale e dal sistema di relazioni industriali degli anni ’60 e ’70 del novecento, produce nei fatti l’immobilismo di una presenza sindacale che non riesce a captare il reale mondo del lavoro diffuso, poiché alle generazioni de i Millennials e Zeta giunge soltanto l’astratta enunciazione verbale dei desiderata.

Senza queste generazioni, dei nati dopo la metà degli anni ottanta, che sono le comunità sociali che vivono in maniera drammatica le problematiche economiche e politiche prodotte dalla quarta rivoluzione industriale tecnologica e digitale, le forme del sindacalismo confederale non hanno alcuna speranza di poter incidere concretamente come vero soggetto politico della rappresentanza sociale.

Le generazioni de i Millennials e Zeta sono le comunità che in chiave moderna rappresentano un orizzonte di società a democrazia partecipativa e alter-globalizzazione. Essi contestano lo sviluppo incontrollato di un’economia che, ubbidendo in prevalenza alle speculazioni finanziarie, desertificano il territorio europeo e con esso marginalizzano le proprie risorse umane. Un’economia perciò della precarizzazione permanente che, per svolgersi in prevalenza con le Multinazionali che operano in una sfera sovranazionale incontrollabile, mettono in pericolo la stessa democrazia politica, la tutela dell'ambiente, la giusta redistribuzione della ricchezza prodotta e in particolare i diritti umani. Per queste ragioni finiscono spesso per assurgere come movimenti cosiddetti populisti, sovranisti ed euroscettici.

E poiché la democrazia politica di ogni Stato è l’effetto storico delle conquiste sociali, il rilancio delle forme moderne del sindacalismo confederale potrà esserci soltanto se quello tradizionale sarà in grado di spalancare le porte e le finestre affinché la freschezza delle idee e il modo di essere delle forme del lavoro inedito possano con agilità contaminarsi e contaminare le anchilosate strutture del sindacato. Soltanto con una visione coraggiosa e lungimirante potrà esserci un nuovo soggetto politico-sindacale. E lo sarà solo se sarà in grado di interpretare la necessaria soggettività del mondo moderno del lavoro di questo primo scorcio di terzo millennio.

Per queste ragioni, per bloccare il declino economico, sociale e le nuove povertà, che si evidenziano in modo palese con il clima di guerra prodotto dal fallimento della politica iper liberista e globalista degli ultimi vent’anni, la prima rivendicazione in grado di invertire la rotta e mutare il paradigma delle rivendicazioni sta tutto nello storicizzare la richiesta fondamentale di un governo democratico dell’impresa. Esso può esserci con il controllo alla pari, capitale e lavoro, del progetto industriale di ogni multinazionale. E per poter esercitare questo ruolo la confederazione deve essere parte attiva e di controllo della gestione dell’impresa.

*Storico