Fiumi di droga tra Catanzaro, Gioia Tauro e Vibo: diciotto condanne e due assoluzioni
Due assoluzioni e diciotto condanne tra i quattro mesi e sei anni di reclusione. Questo il verdetto emesso dal gup del Tribunale di Catanzaro Pietro Carè nell'ambito del processo scaturito dall'operazione antidroga denominata "Ramon" condotta dai carabinieri e della guardia di finanza contro un'associazione dedita all'acquisto di cocaina, hashish e marijuana tra la piana di Gioia Tauro e la provincia di Vibo Valentia e alla vendita al dettaglio tra Catanzaro e alcuni comuni della fascia jonica.
Le condanne. In particolare i giudici ha condannato Bruno Anellino a sei mesi di di reclusione; Danilo Basile a 6 anni e 9 mesi; Rocco Ciurleo a 2 anni; Raffaele Costanzo a un anno e 4 mesi; Mirko Danizio a 5 anni e 4 mesi; Alessandro Lacava a un anno e 4 mesi; Giuseppe Lindanello a 5 anni e 8 mesi di reclusione; Davide Lomanno a 4 anni a 6 mesi e 20 giorni; Antonio Mazza a un anno e 4 mesi; Concetta Melina a un anno e 4 mesi; Alessandro Perrone a un anno, 4 mesi; Rosario Andrea Pittelli a un anno: Mimmo Sdanganelli a 4 anni e 8 mesi; Rocco Sdanganelli a 6 anni e 11 mesi; Rhama Ungaro a 9 anni, 2 mesi e 20 giorni; Antonio Vatrano a 2 anni e un mese; Michele Zofrea a 5 anni e un mese; Salvatore Zofrea a un ano e 8 mesi. Assolti Andrea Mazza e Mario Lostumbo.
Operazione "Ramos". Fiumi di droga, cocaina, hashish e marijuana acquistata nell’area di Gioia Tauro e di Vibo Valentia per essere rivenduta al dettaglio nel capoluogo di regione e nei comuni della fascia jonica del Catanzarese. Ma anche armi, esplosivi e una bomba a mano proveniente dall’Est europeo, dalla ex Jugoslavia e ritrovata all’interno di una falegnameria di Borgia sono le ipotesi di accusa per le quali devono rispondere gli imputati. Secondo gli inquirenti a trattare direttamente con i fornitori sarebbe stato Rhama Ungaro, decidendo prezzo e corrieri della droga. Corrieri che inquirenti e investigatori hanno individuato in Danilo Basile e Davide Lomanno, mentre i fornitori, secondo le ipotesi di accusa, sarebbero i fratelli Rocco Domenico Stanganelli, Giuseppe Lindanello e, come canale alternativo, Rocco Ciurleo. Gli affiliati, invece, avrebbero avuto il compito di darsi appuntamento in un parcheggio di una zona commerciale di via Lucrezia della valle, a Catanzaro, per concordare la cessione dello stupefacente, utilizzando un linguaggio criptato. La cocaina veniva chiamata “bella ragazza”, “caffè”, “camion” e i componenti del sodalizio, secondo le ipotesi di accusa, avrebbero utilizzato schede telefoniche, intestate a prestanome, per tentare di fuggire ai controlli delle Forze dell’ordine.
Il collegio difensivo era formato dagli avvocati Salvatore Staiano, Antonio Lomonaco, Nicola Cantafora, Fulvio Attisani, Piero Chiodo, Domenico Chianese, Gregorio Viscomi.

