Passa dagli arresti domiciliari all’obbligo di dimora nel Comune di Gazzo (Padova),  Domenico Basile coinvolto nell’operazione “Malapianta”, messa a segno dalla Dda di Catanzaro a maggio 2019 in esecuzione di 35 provvedimenti di fermo contro le cosche di ‘ndrangheta Mannolo, Zoffreo e Trapasso di San Leonardo di Cutro (Crotone).

Rapporti di natura commerciale. Il Tribunale del Riesame di Catanzaro, presieduto da Giuseppe Valea, a latere Ermanna Grossi e Simona Manna, ha accolto l’appello cautelare dell’avvocato Vincenzo Cicino, difensore dell’indagato sul presupposto che le dichiarazioni rese dal collaboratore di giustizia Dante Mannolo non solo hanno escluso la intraneità di Basile alla consorteria Mannolo,  tra l’altro già esclusa  dal primo Riesame, (che aveva fatto cadere il capo di accusa relativo all’associazione a delinquere di tipo mafioso, pur confermando gli arresti domiciliari), ma il pentito ha anche negato che Basile fosse vicino alla famiglia Mannolo, in quanto il rapporto Basile-Mannolo Dante era rimasto confinato e circoscritto ad affari di natura commerciale.

Personalità non particolarmente pericolosa. Per il Riesame bis i fatti disvelano su Basile, indagato per usura ed estorsione aggravata dalle modalità mafiose “una personalità di non elevata pericolosità, che conduce a ritenere che le esigenze cautelari possono essere salvaguardate anche con una misura cautelare più gradata rispetto ai domiciliari”. Il pericolo di reiterazione del reato può essere assicurato, secondo i giudici del collegio, con l’obbligo di dimora, fermo restando il divieto di uscire dal relativo territorio comunale senza la preventiva autorizzazione del giudice. (g. p.)