Vibo, l'urlo dei cittadini contro l'abbandono: «Servizi sociali inesistenti e istituzioni mute»
Dura denuncia di un residente sulle condizioni del capoluogo: «Siamo tornati agli anni '90». Nel mirino il silenzio dell'amministrazione di fronte alle emergenze delle famiglie fragili
A Vibo Valentia la rabbia sociale esplode sul web, trasformandosi in una denuncia politica e civile che dipinge il capoluogo come un «buco nero di inefficienza e abbandono». Un atto d'accusa durissimo, firmato da un cittadino che ha dato voce a un malessere diffuso tra i residenti, stanchi di quello che viene definito un «giuramento di fedeltà all'immobilismo» da parte di chi governa la città.
Il cuore della protesta riguarda l'impossibilità di stabilire un contatto con la macchina amministrativa. Secondo la segnalazione, tentare di chiamare i servizi sociali o un qualsiasi assessorato è diventata un'impresa vana: «Il telefono squilla nel vuoto cosmico» o, nel migliore dei casi, si viene rimbalzati a numeri inesistenti o perennemente occupati.
«È il 2026 e sembra di essere tornati agli anni '90, ma senza nemmeno la cortesia di un "richiameremo"», si legge nello sfogo diventato virale. Una situazione che colpisce duramente le fasce più deboli della popolazione: famiglie con disabili, anziani soli, madri in crisi e minori a rischio che, stando alla denuncia, restano soli con «la rabbia in gola in attesa di un miracolo burocratico che non avviene mai».
L'accusa si sposta poi sulla gestione della comunicazione istituzionale. Al cittadino comune, che non riceve risposte alle proprie urgenze concrete, appare inaccettabile il contrasto con la narrazione ufficiale fatta di «foto di tagli del nastro e conferenze stampa su argomenti che non mettono un piatto in tavola a chi sta affogando».
Vibo viene descritta come una città «ostile», dove il cittadino bisognoso di aiuto viene percepito come un «fastidio» o un «numero da evadere». Il silenzio dell'amministrazione comunale viene interpretato non come una mancanza di mezzi, ma come una precisa scelta politica di «tollerare il disastro nascondendosi dietro la solita retorica della mancanza di fondi o della colpa di chi governava in precedenza».
L'appello finale è un invito alla mobilitazione delle coscienze: «Ai vibonesi non resta che smetterla di accettare questo schifo come normalità». La richiesta è chiara: pretendere nomi, cognomi e responsabilità, fino alle dimissioni di chi non è in grado di rispondere nemmeno al telefono. Perché, conclude amaro il cittadino, «se un’amministrazione non risponde alla sua gente, non merita di amministrare nulla».
