'Ndrangheta, boss latitante del Vibonese che pranzava nel centro commerciale
Viveva in un appartamento del quartiere San Teodoro di Genova Pasquale Bonavota, il boss di Sant’Onofrio, nel Vibonese, arrestato mercoledì mattina nella cattedrale di San Lorenzo, nel capoluogo ligure. Aveva preso la casa in nero, perché pagando qualche centinaia di euro in più al mese, era riuscito a convincere i titolari a non sottoscrivere alcun contratto. La coppia di anziani, i quali sono stati prelevati dai carabinieri e sottoposti a un lungo interrogatorio, rischiano di essere accusati di favoreggiamento.
Entrambi, però, respingono le accuse: "Avevamo messo un’inserzione su internet – riporta il ‘Secolo XIX’ – in cui proponevamo il nostro appartamento in affitto. Lui ci ha contatto dicendo che era interessato. Ci è sembrato una persona perbene e affidabile. Però il nominativo che ci ha dato era probabilmente falso". La coppia spiega, inoltre, che sarebbe stato lo stesso Bonavota a chiedere “di non procedere alla registrazione del contratto. Noi non ci abbiamo visto nulla di male. Pagava regolarmente e sempre puntuale". Per questo motivo, i titolari dell’appartamento rischiano anche di essere accusati di una serie di reati fiscali.
Analizzando il materiale sequestrato dai carabinieri nel covo del boss – riporta sempre il ‘Secolo XIX’ – è stato possibile ricostruire la vita quotidiana di Bonavota durante la latitanza a Genova. In un cassetto della cucina, i militari hanno inoltre trovato un paio di abbonamenti di Amt intestati a un falso nome. Non è finita qui, perché in alcuni cassetti i carabinieri hanno trovato diversi scontrini e ricevute di acquisto di capi di abbigliamento, oggetti hi-tech, pranzi e cene fatte al centro commerciale della Fiumara a Sampierdarena, dove l’ormai ex latitante ci andava spesso. Bonavota frequentava spesso questa zona, nella quale vive anche la moglie, insegnante in una scuola del quartiere. I carabinieri le hanno perquisito l’abitazione, ma la donna ha negato ogni tipo di frequentazione con il marito. Le sue dichiarazioni sono al vaglio degli inquirenti.
