La Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, rappresentata in aula dalla pm Annamaria Frustaci, ha concluso la lunga requisitoria invocando davanti ai giudici della Corte d’Appello la conferma delle condanne precedentemente emesse nel processo abbreviato di primo grado noto come “Petrolmafie”. Questo riguarda 17 indagati, mentre è stata richiesta la riforma della sentenza per due imputati precedentemente assolti, ovvero Filippo Fiarè e Gregorio Giofrè, per i quali l'accusa ha chiesto una pena di 8 anni di reclusione ciascuno.
L'indagine si focalizza sugli presunti reati commessi dalle cosche del vibonese e dai loro affiliati nell'ambito degli affari legati agli idrocarburi. Gli imputati sono accusati di vari reati, tra cui associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, riciclaggio, reimpiego di denaro di provenienza illecita, corruzione, evasione fiscale e delle accise tramite l'emissione e l'utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, scambio elettorale politico-mafioso e turbata libertà degli incanti. Nel troncone ordinario dell'inchiesta, il Tribunale di Vibo Valentia aveva precedentemente emesso sentenze nei confronti di altri 59 imputati, incluso il capo della 'ndrangheta vibonese, Luigi Mancuso, condannato a trent'anni di reclusione.
Pasquale Gallone, 6 anni;
Giuseppe Barbieri, 6 anni;
Gerardo Caparrotta, 4 anni;
Francescantonio Anello, 7 anni;
Daniele Prestanicola, 7 anni;
Salvatore Giorgio, 7 anni e 10 mesi;
Orazio Romeo, 5 anni;
Vincenzo Zera Falduto, 2 anni e 10 mesi;
Gioacchino Falsaperla, 3 anni e 8 mesi;
Giuseppe Mercadante, 4 anni e 2 mesi;
Antonio Ricci, 2 anni e 6 mesi;
Alessandro Primo Tirendi, 6 anni e 8 mesi;
Armando Carvelli, 3 anni e 2 mesi;
Giovanni Carvelli, 3 anni e 4 mesi;
Domenico Rigillo, 7 anni e 10 mesi;
Salvatore Ucchino, 3 anni e 2 mesi;
Angelo Ucchino, 3 anni e 8 mesi.
Filippo Fiarè, 8 anni
Gregorio Giofrè, 8 anni