Si apre una crepa nel sistema delle misure cautelari applicate ai maxi-processi contro le cosche vibonesi. Con una decisione che promette di fare giurisprudenza, la prima sezione penale della Cassazione ha annullato l'ordinanza con cui il Tribunale della Libertà di Catanzaro aveva negato a Domenico Cichello la possibilità di retrodatare la decorrenza della custodia in carcere.
​Al centro della contesa c’è il divario temporale tra due inchieste chiave della Dda di Catanzaro: "Rinascita-Scott", scattata nel dicembre 2019, e "Maestrale", che ha visto l'esecuzione delle misure nel maggio 2023. Per gli avvocati Tommaso Zavaglia ed Elisabetta Ascone, tale scarto non sarebbe frutto di una casualità processuale, ma di una strategia volta a "segmentare" l'azione penale.
​Secondo la difesa, il materiale probatorio che ha portato al secondo arresto era già nelle mani degli inquirenti ben prima del 2023. Di conseguenza, il periodo di detenzione sofferto da Cichello – attualmente condannato in primo grado e in appello nei due distinti procedimenti – dovrebbe essere conteggiato unitariamente a partire dal 2019. L'accoglimento di questa tesi porterebbe al superamento dei termini massimi di custodia cautelare, rendendo di fatto illegittima la prosecuzione della detenzione preventiva.
​Il caso di Cichello, che attende ora una nuova valutazione da parte del Riesame, rappresenta un precedente rischioso per l’impianto accusatorio. Se i giudici dovessero accogliere il principio della retrodatazione, il colpo di scena non riguarderebbe solo la posizione del singolo imputato: il sistema potrebbe trovarsi di fronte a un effetto domino.
​Molti altri legali, infatti, potrebbero sollevare eccezioni identiche, contestando la legittimità della frammentazione temporale delle misure cautelari adottate dalla Procura di Catanzaro. In ballo non c'è solo la libertà personale di Cichello, ma la tenuta di una prassi processuale finora consolidata nella gestione dei maxi-processi contro la criminalità organizzata vibonese.
​Nonostante le recenti condanne – 13 anni e 6 mesi in appello per "Rinascita-Scott" e 14 anni e 6 mesi in primo grado per "Maestrale" – la partita sulla detenzione cautelare resta un capitolo a sé stante, capace di ribaltare gli scenari immediati a prescindere dal merito dei processi. La parola torna ora al Riesame di Catanzaro, chiamato a decidere se la strategia della Dda abbia effettivamente "dilatato" la permanenza in carcere oltre i limiti consentiti dalla legge.