“Pochi giorni fa la Calabria, grazie soprattutto ai sacrifici, sia professionali che personali, fatti dai cittadini, è uscita dalla classificazione da zona rossa per entrare in quella arancione. Una condizione che ancora non può dirsi tranquilla ma che pone la comunità sulla giusta strada.” È quanto scrivono in una nota Lipu Calabria, Wwf Calabria, Legambiente Calabria e Italia Nostra Calabria.

Cacciatori esenti dal rispetto delle regole? “A fronte di questa situazione – affermano gli ambientalisti – che richiede ancora cautela e la più rigorosa osservanza delle norme precauzionali, è davvero sconcertante la richiesta avanzata alle Prefetture della Calabria dal dipartimento Agricoltura e Risorse agroalimentari della Regione di concedere ai cacciatori la possibilità di spostarsi liberamente sul territorio regionale in spregio alle prescrizioni tese a limitare gli spostamenti sul territorio per evitare il diffondersi dell’epidemia. Inoltre la richiesta è quella di autorizzare anche la caccia in braccata, una forma di caccia che prevede assembramenti di decine persone, ossia proprio quello che si dovrebbe evitare".

Giustificazioni senza riscontro nella scienza. La giustificazione che tale attività serva da contenimento per le popolazioni di cinghiali "non trova alcun riscontro nella scienza e nella normativa": "Ricordiamo - continuano le associazioni - che la braccata è una forma di caccia e che è un’attività ludico ricreativa non finalizzata di certo al controllo numerico, che fa parte della gestione faunistica, materia estranea alla caccia e su cui vi è l’art. 19 della legge 157 del 1992 a definirne le modalità".

Iniziativa "del tutto fuori luogo". L’iniziativa della dipartimento Agricoltura e Risorse agroalimentari della Regione Calabria "è del tutto fuori luogo", nonché "foriera di comportamenti che potrebbero vanificare gli sforzi fin qui fatti per uscire dall’emergenza sanitaria". "Emergenza che, ripetiamo, non è ancora finita e che richiede da parte di tutti i cittadini e delle istituzioni comportamenti responsabili. Alla Regione Calabria chiediamo il rispetto dei Dpcm, dei cittadini e della comunità scientifica - concludono Lipu Calabria, Wwf Calabria, Legambiente Calabria e Italia Nostra Calabria - che ha già sottolineato la pericolosità di inutili assembramenti e a nome dei 2 milioni di calabresi la Regione intervenga al più presto bandendo la caccia sul nostro territorio sino a fine pandemia.”