Tropea, l'affondo di Giovanni Vecchio: "La città terra di nessuno"
Manca poco meno di un anno alle comunali che porranno fine alla stagione commissariale a Tropea e già gli esponenti politici locali scaldano i muscoli. A candidarsi ad un ruolo da protagonista nella fase di composizione delle liste è Giovanni Vecchio, già grande elettore dell'amministrazione di Pino Rodolico, sciolta per infiltrazioni mafiose. Vecchio prende spunto dall'arresto di Emilio Caruso, comandante della Polizia Municipale di Amantea (nominato supervisore degli Uffici strategici del Comune di Tropea) per scagliarsi contro la Terna Commissariale.
L'affondo. Il suo è un attacco a testa bassa: "Quando i tropeani hanno scoperto con sconcerto che dalla relazione prodromica allo scioglimento del consiglio comunale emergeva l'esistenza di infiltrazioni della criminalità organizzata, che non consentivano il regolare funzionamento degli Uffici, confidavano speranzosi nell'intervento salvifico dei Commissari, i quali, unitamente alla schiera di dirigenti, coordinatori e supervisori di loro fiducia avrebbero riportato in città la legalità". Invece... Il giudizio di Vecchio è tranciante: "Abusivismo imperante, sporcizia, dissesto delle strade, mancanza di ogni servizio, caos e totale anarchia in ogni ambito. In poche parole, Tropea è oramai terra di nessuno e si potrebbe davvero affermare che lo Stato è assente, se non fosse per il fatto che è amministrata dai Commissari".
Il caso. Emblema del pressapochismo che guiderebbe l'azione dei commissari la vicenda che riguarda Emilio Caruso. " Questi - afferma Vecchio - è salito qualche giorno fa agli onori della cronaca per essere stato arrestato per il reato di turbativa d'asta nell'ambito dell'inchiesta "Multiservizi" condotta dal Procuratore Capo della Procura della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni. Certamente chi scrive, non fosse altro per la professione che esercita, è fra i più convinti sostenitori del principio di presunzione di innocenza e quindi fino alla sentenza definitiva Caruso deve essere considerato tale; tuttavia, che egli sia stato arrestato è un dato di fatto inconfutabile e grave».
Le con conclusioni. Per Giovanni Vecchio, la considerazione consequenziale «è che quanto accaduto a Caruso avrebbe inciso in modo molto pesante anche sul comune di Tropea, se esso fosse stato guidato da un sindaco, il quale sarebbe stato costretto alle dimissioni, nella più ottimistica delle ipotesi. Evidentemente così non è quando a reggere le sorti di una città ci sono i Commissari, ai quali è concesso di fare, disfare e anche non fare a proprio piacimento, senza subire conseguenze di sorta perché nel nostro sistema i controllori sono senza controllo".
