"È davvero strano come la dibattuta campagna referendaria sul nostro territorio sia riuscita a distrarre alcuni particolari argomenti che hanno caratterizzato e stravolto, negli ultimi anni, la vita politica e sociale della nostra collettività. Quasi a farne una amnesia storica, dove nulla sembra essere successo all'indomani di una scellerata riforma delle Province e di cui oggi il referendum ne propina la totale abolizione. Come se da noi il tempo inizi sempre daccapo e la memoria si offuschi alla sudditanza dei veti imperiali dei partiti romani. Peccato, però, che i veti imperiali dell'antica Roma ebbero a fare delle province una delle più strategiche forme di organizzazione politica e sociale al fine di governare, al meglio e per secoli, gli sterminati territori dell'impero". Lo chiarisce il segretario provinciale della Cgil di Vibo Luigino De Nardo.

La Provincia. "Certamente non stiamo a fare vanto della nostra provincia per come è stata amministrata negli anni, ma se il voto referendario avesse previsto una vera riforma istituzionale, più che le province, ne avrebbe proposto l'abolizione delle regioni o dei ministeri. Non solo perché non c'è proporzione alcuna nella quantità di sprechi di denaro pubblico e di corruzione, ma anche perché le province rappresentano istituzionalmente la prossimità dei cittadini e dei loro reali bisogni, per come i padri costituenti le avevano intese e volute. Ed in questo, la cruenta vertenza sindacale che abbiamo tradotto sul nostro territorio ne aveva dato spunti e riflessioni notevoli. Non solo come battaglia di sacrosanti diritti per il lavoro e per i servizi ai cittadini, quanto per il riscatto e l'identità nel rimettere in gioco la nostra parte di futuro. Adesso, per una manciata di euro ed una squallida riforma ordinamentale si toglie lo Stato dal basso e si ingozza lo Stato centrale, lasciando un territorio senza governo, senza programmazione e con un grande investimento per la criminalità organizzata".