Frana Maierato: un nuovo avviso di conclusione indagini per 8 persone
Il nuovo provvedimento si è reso necessario alla luce di ulteriori attività di indagini concretizzatesi in ulteriori consulenze tecniche depositate l'11 marzo scorso
Un nuovo avviso di conclusione delle indagini preliminari nei confronti di 8 indagati è stato vergato dalla Procura di Vibo Valentia in relazione alla frana di Maierato. Il nuovo avviso si è reso necessario alla luce di ulteriori attività di indagini concretizzatesi in ulteriori consulenze tecniche depositate l'11 marzo scorso, oltre ad attività investigativa svolta dalla polizia giudiziaria. A seguito di tale acquisizione probatoria, la Procura ha ritenuto opportuno rinnovare l'avviso di conclusione delle indagini preliminari che permetterà agli indagati di essere nuovamente sentiti dalla Procura nell'ulteriore temine di 20 giorni.
Gli indagati raggiunti dal nuovo avviso di conclusione indagini sono: Gianfranco Comito, 58 anni, di Vibo Valentia, dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo del settore “Difesa del suolo e controllo degli scarichi delle acque”; Francesco De Fina, 65 anni, di Sant'Onofrio (Vv), dirigente pro-tempore della Provincia di Vibo; Giorgio Cinquegrana, 59 anni, responsabile del servizio Urbanistica e Ambiente del Comune di Maierato; Silvio Silvaggio 63 anni, responsabile dell'Ufficio tecnico e del settore Urbanistica del Comune di Maierato; Carmine Sardanelli, 78 anni, di Pizzo Calabro, titolare della ditta "Intertonno srl" che si occupa della lavorazione del tonno; Giacinto Callipo, 42 anni, di Vibo Valentia, titolare della “Vercall” attiva nella verniciatura di profilati in alluminio; Silvano Fiorillo, 46 anni, di Piscopio (Vv), titolare dell'azienda "Marten srl" attiva nella produzione di saponi; Domenico Antonio Bilotta, 82 anni, di Pizzo Calabro, legale rappresentante della "Vetromed spa", azienda attiva nella lavorazione del vetro. Nei confronti degli indagati vengono, a vario titolo, contestati i reati di frana colposa e disastro ambientale doloso. Le ditte finite al centro dell’inchiesta sono tutte ubicate nella zona industriale di Maierato, comune confinante con Vibo Valentia.

L'ipotesi degli inquirenti. Solfuri, bromuri, ferro, zinco ed acidi vari provenienti da residui industriali sarebbero stati sversati per anni, senza alcun trattamento di depurazione, direttamente nella fogna e nel torrente di Maierato, proprio nell’area poi oggetto nel 2010 della gigantesca frana.
Queste le cause dell’evento franoso che avrebbero causato la saturazione dei terreni e la loro liquefazione, ipotizzate dagli inquirenti (carabinieri della Stazione di Maierato, del Noe di Reggio Calabria e della Compagnia di Vibo, oltre alla Guardia di Finanza) coordinate dalla Procura di Vibo Valentia. In particolare, secondo l'ipotesi accusatoria, le quattro aziende coinvolte nell’operazione avrebbero scaricato di tutto nel torrente, avvelenando l’intera area con l’illecito smaltimento di rifiuti speciali e pericolosi. Anche il depuratore del Comune di Maierato al servizio del Nucleo industriale, per gli investigatori, avrebbe funzionato malissimo contribuendo all’inquinamento. E’ la prima volta in Calabria che viene contestato a delle aziende, oltre che a funzionari pubblici, il reato di disastro ambientale doloso. Nel torrente una delle aziende coinvolte avrebbe scaricato pure residui derivanti dalla lavorazione del tonno, tanto da rendere rossa l’acqua del torrente ed irrespirabile l’aria.

Le indagini. Risalgono al 2008 dopo la denuncia di un contadino che aveva segnalato una strana colorazione del fosso Scuotapriti accompagnata de esalazioni nauseabonde, provenienti dal depuratore e dall’illecito smaltimento di reflui industriali inquinanti nel predetto fosso. Gli indagati, fra imprenditori e pubblici funzionari, avrebbero cagionato la frana contribuendo ad acidificare le acque del fosso attraverso lo scorrimento sotterraneo degli scarichi. La frana si verificò il 15 febbraio 2010 con buona parte della collina ad ovest del paese che si è staccata muovendosi a gran rapidità verso valle, portando via con sè alberi, vegetazione, un pezzo di strada provinciale, e lasciando dietro un'enorme nicchia nella collina larga 500 metri ed alta 50 m. Il volume stimato del movimento franoso fu di 10 milioni di metri cubi. (g.b.)
