Nelle ultime ore si parla di Tochka, un missile che ormai appartiene al passato dell'URSS ma che è tornato a far parlare di sé anche in relazione alla guerra in Ucraina. Si tratta di un missile ormai dismesso, ereditato proprio dall'Unione Sovietica sia dal lato russo che da quello ucraino e oggi sostituito con il più avanzato Iskander. Sarebbe stato proprio quest'ultimo missile tattico ad aver colpito la stazione di
Kramatorsk, provocando una strage resa ancora più assurda dalla scritta in russo presente sul fianco: "Per i bambini".

Inizialmente si pensava invece che il macabro protagonista del massacro potesse essere proprio un Tochka-U, mandato in pensione dal suo successore nel 2020. La NATO lo chiama Scarab, perché il suo lanciatore somiglia all'insetto, ed è stato realizzato negli anni '60 puntando a due elementi distintivi: la possibilità di spostare velocemente al riparo i semoventi dopo aver effettuato il lancio e la traiettoria che consente al razzo di raggiungere velocità cinque volte superiori a quella del suono. Un elemento che ne rende estremamente difficile l'intercettazione.

Il tallone d'Achille del Tochka è però la precisione: se lanciato a 120 chilometri di distanza, può cadere in un raggio di 100 metri dal bersaglio. Questo elemento ha portato i progettisti a dotarlo di due testate estremamente potenti: una contiene mezza tonnellata di esplosivo e l'altra 50 granate che piovono su una vastissima area spargendo a loro volta 300 schegge l'una. In breve, una pioggia di morte imprecisa e che infatti spesso massacra un grande numero di civili.