Rider morto dopo un incidente, la gelida reazione di Glovo: «Nessuno chiede di correre»
Mario Castagna, responsabile relazioni esterne e istituzionali di Glovo Italia, è stato intervistato da Andrea Vivaldi per La Repubblica. Si tratta dell'azienda per cui lavorava Sebastian Galassi, il rider 26enne morto lo scorso sabato a Firenze durante l'orario di lavoro. Addirittura era stato licenziato dopo il suo decesso, come riportato da numerose testate.
«Non si è trattato di un licenziamento. L'account di Sebastian è stato sospeso in maniera preventiva per proteggerlo: volevamo evitare che altri lo usassero in modo fraudolento utilizzando il suo cellulare. Lo abbiamo bloccato il lunedì, nessun automatismo. Non è legato in alcun modo a una mancata consegna», ha risposto Castagna al cronista che però ha rilanciato. Nella email, infatti, c'era scritto che erano stati presi "provvedimenti" perché non si era comportato "in modo corretto". «È stato inviato per errore un messaggio standard e precompilato dopo la sospensione dell'account e ci dispiace per la sofferenza che ha causato alla famiglia. Non esiste comunque un'equazione tra mancata consegna e licenziamento, nessun algoritmo blocca i rider», ha affermato il responsabile.
Si è poi virato sulla tutela dei rider: «È un mestiere di facile accesso. Permette a tanti d'integrare un'altra entrata prevalente o un'attività di formazione. Però abbiamo un contratto collettivo nazionale del lavoro, valido per tutte le piattaforme aderenti ad AssoDelivery, tra cui Glovo, che disciplina alcuni obblighi e dà delle garanzie ai lavoratori. Esistono misure che valgono per tutti i rider e sono analoghe a quelle di altre professioni: visite mediche a carico dell'azienda, dotazioni di sicurezza obbligatorie, corsi di formazione, un'assicurazione Inail contro gli infortuni e una per responsabilità civili e danni contro terzi».
Alla domanda se la famiglia di Sebastian otterrà o meno un risarcimento, ha detto che «Inail farà le sue valutazioni, noi abbiamo già trasmesso la prima documentazione; lui era coperto come ogni altro lavoratore, ma ribadiamo il nostro cordoglio alla famiglia».
Mancando il contratto di assunzione, i rider lamentano di dover correre per guadagnare, ha asserito il cronista. «Non c'è nessun algoritmo che chiede di correre. Il pagamento tiene conto del tempo necessario per la consegna. In alcune fasce orarie, dove c'è più bisogno, si offre anche di più. In caso di pioggia o di notte c'è un aumento del 10%. Non ci sono incentivi di produttività», ha risposto il referente di Glovo.
