Narcotraffico nel Vibonese: "salta" l'interrogatorio e i giudici lo rimettono in libertà
Ritorna in libertà nonostante una condanna ad oltre 15 anni di reclusione nell'ambito del processo Stammer con l'accusa di narcotraffico internazionale. A determinare questa decisione da parte dei giudici nei confronti di Rocco Iannello, 45 anni di Mileto, è stato un errore procedurale rilevato dalla difesa dell'imputato costituita dagli avvocati Giuseppe Di Renzo e Tommaso Zavaglia.
Ma ricostruiamo la vicenda. Rocco Iannello, 45 anni di Mileto, considerato dagli inquirenti una delle figure di spicco della presunta associazione criminale scoperta a seguito dell'operazione "Stammer", è stato condannato in primo grado, lo scorso giugno, a 15 anni e 6 mesi di carcere nell'ambito del processo contro il narcotraffico internazionale che prende le mosse dal Vibonese e in particolare da Mileto. Iannello è stato condannato per partecipazione ad associazione finalizzata al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, concorso nell'acquisto, detenzione e importazione di 63 kg di cocaina dalla Colombia, e concorso nel tentativo di importazione di ingenti quantitativi di cocaina.
Ad aprile 2020 gli avvocati difensori, Giuseppe Di Renzo e Tommaso Zavaglia, sono riusciti a ottenere dal Tribunale una prima dichiarazione di inefficacia della misura cautelare. Alla base della decisione un errore procedurale: Iannello non sarebbe stato interrogato dopo che Oksana Verman aveva iniziato a collaborare con la giustizia, fornendo quindi nuovi elementi d'accusa. A quel punto Iannello veniva scarcerato, a causa di questo errore, per l'accusa di partecipazione all'associazione criminale. Rimaneva però in carcere per le restanti accuse.
Subito dopo arrivava la sentenza del processo Stammer: il Tribunale di Vibo Valentia lo condannava, in primo grado, a 15 anni e 6 mesi, di cui 14 per l'associazione finalizzata al narcotraffico internazionale. I legali facevano quindi nuovamente ricorso al Tribunale del Riesame, in quanto Iannello si trovava in stato di custodia cautelare in carcere dal febbraio 2017. "Sospesi" i 14 anni per l'associazione per via dell'errore procedurale legato al mancato interrogatorio, l'imputato non può restare in carcere prima della sentenza definitiva. Infatti, la durata complessiva della misura cautelare risulta essere superiore alla pena inflitta. In altre parole: è in carcere da oltre tre anni per una condanna che - esclusa l'associazione - ne vale meno di due. Iannello è stato così rimesso in libertà. E ciò, nonostante una condanna in primo grado a oltre 15 anni di carcere per narcotraffico internazionale. Il tutto per un mero errore procedurale: aveva chiesto di essere interrogato, ma gli inquirenti hanno ritenuto di non doverlo fare.
