Sacerdote condannato per abusi sessuali (NOME e FOTO)
Le motivazioni dei giudici: «Un predatore che usava la fede come maschera»
La Corte d’appello di Caltanissetta ha delineato un profilo inquietante nelle motivazioni della sentenza contro Giuseppe Rugolo, l'ex sacerdote di Enna condannato per abusi sessuali aggravati su minori. I giudici lo descrivono senza mezzi termini come un «predatore» e un «manipolatore», capace di nascondere una profonda devianza sessuale dietro il paravento della missione pastorale.
Secondo i magistrati, Rugolo avrebbe sfruttato il proprio carisma e il ruolo spirituale per mettere in atto dinamiche "perverse". Chi non assecondava i suoi desideri o cercava di sottrarsi alle sue attenzioni veniva sistematicamente screditato o isolato all'interno della comunità.

Il quadro probatorio ha confermato un approccio invadente fatto di contatti fisici inappropriati, mascherati da scherzi, baci allusivi e palpeggiamenti, manipolazione psicologica, utilizzata per piegare la volontà dei minorenni a lui affidati e consumo compulsivo di materiale esplicito. Dalle perizie sui dispositivi elettronici sequestrati sono emersi circa 8.500 accessi a siti pornografici, dato che ha ulteriormente aggravato il profilo tracciato dai giudici.
La sentenza di secondo grado ha ribadito l'assoluta attendibilità delle vittime, a partire da Antonio Messina, l'archeologo la cui denuncia ha permesso di scoperchiare il sistema di abusi. Sebbene la Corte abbia riconosciuto la colpevolezza dell'imputato (ormai ridotto allo stato laicale), la pena è stata rideterminata a 3 anni di reclusione (rispetto ai 4 anni e 6 mesi del primo grado).
Questo sconto di pena, deciso lo scorso luglio, è scaturito dal riconoscimento della "lieve entità del fatto" in relazione agli episodi che hanno coinvolto altri due giovani emersi durante il dibattimento. Resta tuttavia confermata l'immagine di un uomo che, secondo la Corte, relazionava con modalità «inconciliabili con qualsiasi funzione educativa».
