"Malata immaginaria" al Sud, tumore terminale al Nord
La denuncia in una lettera aperta della figlia di una donna morta il 3 dicembre. "Ignorata per mesi, anche negata la terapia del dolore"

C’è un momento, racconta la figlia, in cui la sofferenza smette di essere solo fisica e diventa solitudine. È quando una paziente continua a chiedere aiuto e il sistema sanitario risponde minimizzando, rinviando, ignorando. È così che una donna di Corigliano Rossano, considerata per mesi una «malata immaginaria» dai medici del Sud, ha scoperto solo lontano da casa di avere un tumore al pancreas in fase terminale, grazie ai sanitari del Sant’Orsola di Bologna. Lo scrive “Gazzetta del Sud”.
La storia emerge da una lettera aperta con cui la figlia denuncia un lungo calvario fatto di diagnosi mancate, superficialità e ritardi, conclusosi con la morte della madre lo scorso 3 dicembre. Secondo quanto riferito, per mesi i sintomi sarebbero stati sottovalutati, costringendo la donna a ricorrere a visite e accertamenti privati, fino all’incontro casuale con la struttura emiliana che ha dato finalmente un nome alla malattia, quando ormai non c’erano più possibilità di cura.
La denuncia si estende anche agli ultimi giorni di vita, segnati – si legge – dalle difficoltà burocratiche per ottenere la terapia del dolore, nonostante le condizioni irreversibili della paziente. «Questa non è solo la storia di mia madre – scrive la figlia – ma quella di un sistema sanitario che al Sud troppo spesso abbandona i pazienti, trattandoli come numeri invece che come esseri umani». Una vicenda che riporta al centro il tema delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure e nella tutela della dignità del malato.
