Ricaricare un’auto elettrica non ha un prezzo fisso: dipende da dove si fa il pieno di energia, da come è stata configurata l’utenza domestica e dall’offerta scelta per le colonnine.

Per cercare di capire, comunque, un possibile costo e un’eventuale possibilità di risparmio, conviene innanzitutto chiarire quali voci compongono la tariffa. Per un quadro completo sulle spese per acquistare wallbox o colonnine, tuttavia, è possibile dare uno sguardo ai dettagli sui costi delle colonnine di ricarica pubblicati dai principali fornitori.

Quanto costa ricaricare un’auto elettrica e da che cosa nasce il prezzo al kWh


Il costo che vediamo in bolletta o sull’app dell’operatore si costruisce sommando quattro voci:
  1. Materia prima (il kWh acquistato sul mercato libero);
  2. Oneri di rete;
  3. Oneri di sistema;
  4. Imposte.

A casa, con un contratto residenziale, si paga l’IVA agevolata e oneri di sistema ridotti. Alle colonnine pubbliche, invece, la ricarica è assimilata all’uso “non domestico”, quindi i corrispettivi diventano più alti. Da qui la prima grande differenza tra rifornimento privato e rifornimento in strada.

Ricarica domestica: il vero alleato del risparmio


Chi possiede un garage o un posto auto coperto installa quasi sempre una wallbox da 3,7 kW a 7,4 kW. Il prezzo chiavi in mano oscilla di solito fra 900 e 1.500 euro, ma le detrazioni dedicate alle infrastrutture di ricarica possono tagliare subito la spesa.

Con una tariffa elettrica dedicata alla mobilità (molte compagnie la propongono con fasce notturne agevolate) il chilometro elettrico diventa decisamente conveniente: per un’utilitaria bastano in media poco più di tre euro ogni cento chilometri.

In pratica il carburante casalingo costa come un cappuccino, purché si pianifichi la sosta di notte, quando la rete è meno affollata e la potenza limitata della wallbox non è un problema.

Ricarica pubblica: tariffe a consumo o abbonamenti


Sulle infrastrutture aperte al pubblico il discorso cambia. Il costo alla colonnina di ricarica varia in base alla potenza erogata e alla formula scelta.

Alle prese quick in corrente alternata (fino a 22 kW) il prezzo a consumo si colloca di frequente fra 60 e 70 centesimi al kWh, mentre alle colonnine ultraveloci in corrente continua supera anche il doppio, perché la velocità si paga e include ammortamento dell’hardware, manutenzione e gestione dei pagamenti.

Per evitare spese eccessive, i proprietari delle vetture elettriche possono sottoscrivere abbonamenti mensili: una soglia di 80 kWh al mese, proposta da diversi operatori, permette di fermarsi sotto i 50 euro e di ridurre il divario con il pieno domestico. L’importante è tenere d’occhio i kWh inclusi, perché oltre quella quota si torna al listino a consumo.

Wallbox, colonnine aziendali e installazioni veloci


Se il box manca, la soluzione intermedia è proporre al condominio una wallbox condivisa o, per partite IVA e flotte, installare colonnine nel parcheggio aziendale.

Il costo della colonnina di ricarica elettrica cresce con la potenza: un dispositivo “quick” doppia presa può partire da circa 2.000 euro più IVA, una colonnina “fast” in corrente continua da 30 kW supera già i 7.000 euro, senza contare l’adeguamento della cabina elettrica.

Per i manager, però, erogare energia ai dipendenti o ai clienti significa fidelizzazione e, in alcuni casi, accesso a contributi pubblici che coprono parte dell’investimento.

Insomma, il prezzo della ricarica elettrica non è mai un numero unico, ma varia in base al contratto domestico, alle tariffe pubbliche e alla potenza dell’infrastruttura.