Passano dal carcere agli arresti domiciliari alcuni indagati nell'ambito dell'operazione "Maestrale-Carthago" che ha portato, nei giorni scorsi, all'esecuzione di 61 fermi, nel Vibonese. Il blitz coordinato dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro è stato finalizzato a smantellare le principali cosche esistenti sul territorio.  Nell’inchiesta sono indagate complessivamente 167 persone tra le quali politici e professionisti. Ebbene, al termine dell'udienza di convalida del fermo che si è tenuta nelle carceri di Vibo, Cosenza e Roma (per una delle persone coinvolte), lasciano la cella per passare agli arresti domiciliari con braccialetto elettronico, a seguito della decisione emessa dai gip Barbara Borrello e Francesca Loffredo, i seguenti indagati: Francesco Rombolà, Leonardo Vacatello e Rodolfo Vacatello, difesi dall'avvocato Giuseppe Di Renzo, Domenico Antonio Arena, difeso dall'avvocato Francesco Sabatino, Paolo Careglio, difeso dall'avvocato Mario Bagnato, Marco Greco, difeso dall'avvocato Giovanni Vecchio, Giuseppe Pugliese (avvocato Antonio Porcelli).

Il gip del Tribunale di Vibo chiamato a vagliare il decreto di fermo emesso dalla Dda di Catanzaro era Francesca Loffredo che ha convalidato il provvedimento con la relativa misura adottata dall’Ufficio di Procura per poi dichiararsi territorialmente incompetente e restituire gli atti alla Dda di Catanzaro che avrà ora venti giorni di tempo per reiterare la richiesta al competente gip distrettuale al quale spetta la possibilità di emettere un’eventuale ordinanza di custodia cautelare. Lo step più atteso della nuova inchiesta che fa tremare ‘ndrangheta e politica a Vibo e provincia