Paolo, l'amico che non ho conosciuto ma che sento vicinissimo
Caro Paolo,
in queste ore di dolore straziante, nel leggere i tantissimi messaggi scritti per ricordarti, sento anche io, che non ti ho mai conosciuto, di aver perso qualcosa di importante: l'opportunità di stringere la mano a un uomo vero, a uno di quelli che nella nostra terra non si piegano alle difficoltà ma le affrontano con il sorriso sulle labbra. A 41 anni, la mia stessa età, un tragico istante ha spezzato i tuoi sogni, ha interrotto bruscamente una storia che meritava ancora tanti capitoli.
Paolo, quante volte abbiamo percorso le stesse strade, respirato la stessa aria, guardato lo stesso mare? Quante volte, senza saperlo, ci siamo trovati a combattere le stesse battaglie? Perché essere padri, mariti e lavoratori nella nostra Calabria, la nostra Vibo è una battaglia quotidiana, e tu lo sapevi bene. Ti vedo, sai, mentre guidi con sicurezza i tuoi mezzi di lavoro, mentre ti fermi a guardare con soddisfazione ciò che hai creato dal nulla, mentre torni a casa stanco ma felice verso quei due bambini e quella moglie che erano il tuo orgoglio più grande.
In questo fazzoletto di terra dove troppo spesso i giovani fuggono cercando fortuna altrove, tu avevi scelto di restare, di investire, di credere. Avevi capito che il futuro si costruisce con il sudore, la dedizione, la passione, e lo dimostravi ogni giorno. Paolo, non ti conoscevo, ma oggi ti piango come un fratello. Perché quando se ne va un uomo buono, un padre presente, un marito devoto, un imprenditore onesto, è tutta la comunità che diventa più povera.
È tutta la nostra terra che perde un po' della sua speranza. In qualche modo ho raccontato alle mie figlie la tua storia. Quella di uomo che a Vibo Valentia ha dimostrato che si può eccellere senza compromessi, che si può amare il proprio lavoro senza trascurare la famiglia, che si può essere instancabili eppure sempre sorridenti.
Riposa in pace, amico che non ho conosciuto ma che oggi sento vicinissimo. Che la nostra terra calabra, quella terra che tanto hai amato e onorato, ti sia lieve. Da uomo a uomo, da padre a padre, da marito a marito, da vibonese a vibonese: grazie per l'esempio che ci hai dato.
E nel tuo esempio lancio un’idea ai tanti “amici” (veri e social) tra amministratori, responsabili di associazioni, politici ed imprenditori: si istituisca un simbolo permanente che rappresenti le "Radici Interrotte" di questa terra, dedicato a tutti coloro che come Paolo hanno amato Vibo e la Calabria fino all'ultimo respiro, hanno creduto nelle potenzialità del nostro territorio, hanno scommesso sul futuro della nostra comunità, ma il cui cammino è stato tragicamente interrotto.
