"Il Sistema Bibliotecario Vibonese: una questione di famiglia". A parlare è Stefano Luciano dopo aver appreso da un documento ufficiale del Comune di Vibo Valentia, che il nuovo direttore del Sistema Bibliotecario Vibonese è Emilio Floriani, figlio dell'uscente Gilberto.

Il capogruppo del Pd nel consiglio comunale di Vibo aggiunge: "Nulla da dire sul profilo soggettivo del giovane Floriani, ma non posso esimermi da una pubblica riflessione, che riguarda proprio il concetto di cultura, così tanto utilizzato da certi intellettuali, che spesso, fingendo di indignarsi scomodano i Borboni ed i Savoiardi. Ma cosa esprime in definitiva il concetto di cultura, se non il complesso delle manifestazioni della vita materiale, sociale e spirituale di un individuo? In questo senso Vibo meriterebbe una rivoluzione culturale, intesa come stravolgimento delle dinamiche sociali negative sin qui adoperate, per determinare un nuovo metodo di approccio, soprattutto alla cosa pubblica, che deve essere gestita in modo trasparente ed applicando il criterio della meritocrazia. Ed infatti, tutti i giovani e meno giovani preparati ed in gamba, hanno diritto di potere trovare spazi lavorativi anche a Vibo Valentia, nella propria terra, fuori dalla logica delle clientele, delle raccomandazioni e dall’appartenenza a “cerchi magici”. Una logica questa che ha soffocato la speranza e che ha consegnato una città alla rassegnazione".

E ancora: "Ma come si può sperare in un cambio di passo se proprio chi si occupa di gestire organismi pubblici (autodefinizione del Sistema Bibliotecario Vibonese), applica il metodo del passaggio di consegne da padre in figlio? Dove sono finite le procedure ad evidenza pubblica? Dove sono finiti, più in generale, gli spazi per i figli di nessuno? E ve ne sono tanti ed anche brillanti che devono migrare per vedere realizzate le proprie aspettative tradite a Vibo dalla logica della dinastia familiare. O diversamente è tutta una questione privatistica, che viene gestita secondo scelte individuali? Come se non bastasse, l’occupazione di un palazzo di pregio storico artistico in modo gratuito, con la compiacenza dell’amministrazione comunale, mentre la biblioteca comunale, bene pubblico che appartiene ai cittadini, cade letteralmente a pezzi. Un vero intellettuale della mia città così scriveva: “Mai anacronistici gli intellettuali della mia terra, sempre con il presente e con il potere: Scopelliti o Oliverio, Chiaravalloti o Loiero per fare passare qualche progetto e drenare rivoli di risorse pubbliche. E quando sproloquiano sull’inesistente invenzione dei sociologi americani a proposito del familismo amorale che ha inquinato le nostre sovrastrutture, vorrebbero anche convincerci che, qui da noi, esiste una prassi corretta della meritocrazia: gli uomini giusti al posto giusto. Basta dare uno sguardo intorno a noi e sapere contare almeno fino a cinque. Il figlio, la moglie, il genero, cognato, l’amico degli amici buoni. Forse dovremmo imparare a contare almeno fino a dieci"".