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Un’organizzazione capace di operare anche dietro le sbarre, mantenendo intatti gerarchie e affari. È il quadro che emerge dall’inchiesta “Call me” della Dda di Catanzaro, che ha chiesto il rinvio a giudizio per 46 persone ritenute appartenenti o contigue al clan La Rosa di Tropea, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione aggravata e accesso illecito a dispositivi di comunicazione.

Secondo l’accusa, il presunto capocosca Antonio La Rosa avrebbe continuato a dirigere l’organizzazione dal carcere di Avellino, utilizzando telefoni cellulari introdotti illegalmente e schede Sim intestate a terzi. Attraverso contatti costanti con familiari – tra cui la moglie Tomasina Certo, la figlia Cristina e il genero Davide Surace – avrebbe impartito direttive e monitorato le attività del gruppo.

Le indagini hanno documentato un sistema familiare ritenuto funzionale al mantenimento della cosca, con un ruolo attivo anche delle donne nella gestione delle finanze, delle estorsioni e delle comunicazioni tra detenuti e affiliati liberi. Contestati anche episodi estorsivi ai danni di imprenditori locali.

Al centro dell’inchiesta anche l’uso sistematico di telefoni clandestini in carcere, con centinaia di contatti registrati. Ora la parola passa al giudice per l’udienza preliminare.

I NOMI 

Carmela Addolorata, 88 anni, di Tropea; Michele Bruzzese, 43 anni, di Vibo; Natascia Bruzzese, 44 anni, di Vibo; Pamela Bruzzese, 42 anni, di Vibo; Piergiorgio Centro, 58 anni, residente a Tropea; Damiano Fabiano, 35 anni, di Chiaravalle; Alessandro Romeo Fargnoli, di Piedimonte Matese; Carmine Fargnoli, 36 anni, di Piedimonte Matese; Dina Fargnoli, 48 anni, di Teano; Faustino Fargnoli, 48 anni, di Teano; Marco Fargnoli, 53 anni, Moncalieri; Maria Noemi Fargnoli, 24 anni, di Piedimonte Matese; Robert Fargnoli, 52 anni, detenuto, utilizzato per comunicazioni clandestine; Robert Junior Fargnoli, 28 anni, di Piedimonte Matese; Toni Fargnoli,45 anni, di Teano; Angelo Gagliardi, 29 anni, di Soverato; Armando Galati, 54, di Mileto; Francesca Galati, 28 anni, di Soverato; Gabriele Galati, 30 anni, di Vibo; Rosa Galati, 58 anni, di Mileto; Vanessa Galati, 33 anni, di Vibo; Loredana Lombardi, 37 anni, di Piedimonte Matese; Carmela La Torre, 42 anni, considerata dagli inquirenti vicina alla famiglia La Rosa; Antonio La Rosa, 62 anni, considerato il capo storico della ‘ndrina di Tropea e Ricadi, già detenuto per l’operazione Rinascita-Scott; Francesco La Rosa, 53 anni, fratello di Antonio, ritenuto co-organizzatore del sodalizio; Alessandro La Rosa, 32 anni di Tropea; Cassandra La Rosa, 57 anni, di Tropea; Domenico La Rosa, 39 anni, figlio di Antonio; Domenico La Rosa, 88 anni, di Tropea; Francesco La Rosa, 54 anni, di Tropea; Cristina La Rosa, 33 anni, figlia di Antonio, accusata di intestataria fittizia di beni; Loredana Molina, 56 anni, coinvolta in attività di supporto esterno; Giuseppe Maiuri, 31 anni; Paola Mazzara, 52 anni, di Tropea; Giuseppina Minichini, 46 anni, di Vibo; Paolo Petrolo, 33 anni di Vibo; Stefania Pistillo, 42 anni; Tomasina Certo, 60 anni, moglie di Antonio, considerata partecipe nella gestione della cosca; Antonio Prostamo, 37 anni, di Vibo;  Giuseppina Costa, 47 anni, compagna di Francesco, coinvolta, secondo l’accusa, in incontri e dazioni; Davide Surace, 39 anni, genero di Antonio, considerato il reggente operativo in libertà; Francesco Taccone, 38 anni, ritenuto uomo di fiducia di Francesco La Rosa; Armando Michele Federici, di Vibo;  Luigi Federici, 26 anni, appartenente alla cosca Pardea-Ranisi; Francesco Federici, 60 anni, e Erminia Bisogni, 56 anni, rispettivamente padre e madre di Luigi Federici; Michele Armando Federici, 33 anni, di Vibo;  Ilenia Vetromilo, 39 anni, di Lamezia.