Un’azione studiata nei minimi dettagli, frutto di un coordinamento che lascia pensare a una banda altamente organizzata. È questo il quadro che emerge dagli accertamenti avviati dopo l’assalto al portavalori avvenuto nelle prime ore del mattino all’interno di una galleria dell’autostrada A2, tra gli svincoli di Scilla e Bagnara Calabra. Il gruppo, composto da almeno cinque mezzi, è entrato in azione con precisione militare, isolando la zona e creando un vero imbuto dal quale il blindato non ha potuto avere scampo.

Secondo quanto ricostruito, il commando avrebbe posizionato sull’asfalto chiodi a tre punte per costringere il mezzo della Sicurtransport a fermarsi nel punto esatto scelto per il colpo. Subito dopo, due auto sono state incendiate all’imbocco della galleria: un espediente che ha di fatto bloccato l’accesso e rallentato l’arrivo di soccorsi, aumentando l’effetto di isolamento necessario all’azione.

Una volta circondato il portavalori, i rapinatori hanno esploso alcuni colpi verso la carrozzeria, senza colpire i vigilantes all’interno, con l’unico scopo di intimidirli. Per forzare il portellone è stato utilizzato del materiale esplosivo, indice di una preparazione non improvvisata e di una probabile suddivisione dei ruoli all’interno della banda.

A portellone aperto, i tre vigilantes sono stati immobilizzati mentre i sacchi di denaro venivano rapidamente trasferiti. Le guardie, in forte stato di shock ma illese, non hanno opposto resistenza, circostanza che ha evitato conseguenze più gravi. Terminata la razzia, i malviventi hanno dato alle fiamme gli altri veicoli usati per l’assalto, rendendo più difficile ogni futura analisi delle tracce.

Quando gli agenti sono arrivati sul posto, il commando era già sparito. I vigilantes sono stati accompagnati in ospedale per gli accertamenti di rito e poi ascoltati dagli investigatori della Squadra mobile di Reggio Calabria, che operano sotto il coordinamento della Procura.

Uno degli aspetti su cui gli inquirenti stanno concentrando le indagini riguarda proprio la via di fuga. Le ipotesi rimangono aperte: è possibile che i rapinatori, dopo aver incendiato i mezzi, abbiano abbandonato l’autostrada a piedi attraverso un’uscita di servizio o una scalinata di collegamento verso lo svincolo di Bagnara Calabra, dove li avrebbero attesi altri complici.

Nonostante i posti di blocco disposti nell’intera area, la banda è riuscita a far perdere rapidamente le proprie tracce. Gli investigatori non escludono che parte del bottino possa essere andato perso durante le concitate fasi dell’assalto, ma al momento si tratta soltanto di verifiche in corso.

Le ricerche continuano senza sosta, mentre gli inquirenti passano al setaccio ogni dettaglio della scena per ricostruire l’intera rete che potrebbe aver supportato l’operazione, dal reperimento dei mezzi all’organizzazione logistica del colpo.