Mappa dell'evasione fiscale: Calabria maglia nera in Italia per fedeltà
L’evasione in Italia si aggira attorno ai 90 miliardi di euro all’anno. Al Sud il rapporto tra le imposte evase e il gettito potenziale sfiora il 60%
Un altro triste primato per la Calabria che, secondo uno studio della Cgia di Mestre, è all’ultimo posto tra quelle considerate come zone ad alta “pericolosità fiscale”. La Calabria, in tal senso, si attesta – con un indice pari a 73,8 – dopo Molise (80,4), Campania (79,7) e Sicilia (78).
Fedeltà fiscale. Il parametro calcola in pratica il grado di fedeltà fiscale, cioè la correttezza dei contribuenti nei confronti del Fisco. Ai primi posti, per scrupolosità, si attestano le regioni del Nordest: la palma dei cittadini più ligi con il fisco spetta ai residenti del Trentino Alto Adige, dove il grado di valutazione della fedeltà fiscale è il più elevato (indice pari a 166,4). Seguono gli abitanti del Veneto e del Piemonte (entrambi con indice 133,5), quelli del Friuli Venezia Giulia (127,9), dell’Emilia Romagna (125,7), della Valle d’Aosta (123) e della Lombardia (121,5). Nella terza fascia, quella medio alta, troviamo gran parte delle regioni del Centro, capeggiate dall’Umbria (117,2), mentre l’Abruzzo (101,3) è pressoché in linea con il dato medio Italia (100). La rischiosità fiscale più elevata, invece, la riscontriamo in particolar modo al Sud. Nella classe di fedeltà medio-bassa si inseriscono la Puglia (95,6), la Basilicata (94,5) e il Lazio (92,1). Infine, nella zona ad alta pericolosità fiscale troviamo il Molise (80,4), la Campania (79,7), la Sicilia (78) e, all’ultimo posto, come detto, la Calabria (73,8).
Metodologia. Per giungere a queste conclusioni, la Cgia ha messo a confronto i risultati venuti fuori dall’analisi di cinque indicatori relativi a ciascuna delle 20 regioni d’Italia: ovvero, l’incidenza dei redditi dichiarati sui consumi; la quota dei redditi dichiarati su quelli disponibili; il tasso di irregolarità degli occupati; la litigiosità fiscale e la stima della compliance degli studi di settore.
90 miliardi di evasione. Secondo le stime del Governo – afferma Paolo Zabeo, coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia – l’evasione di imposta presente in Italia si aggira attorno ai 90 miliardi di euro all’anno. Essendo pressoché impossibile ripartire in maniera puntuale a livello territoriale questo mancato gettito, sappiamo, dai dati del ministero dell’Economia, che al Sud il rapporto tra le imposte evase e il gettito potenziale è più elevato che nel resto del paese … e in alcuni casi sfiora il 60 per cento, ovvero 60 centesimi di gettito evaso per ogni euro regolarmente versato”. “In linea teorica, comunque – rincara Zabeo – possiamo affermare che 20,9 milioni di cittadini residenti nel Mezzogiorno (Sardegna esclusa) presentano una rischiosità fiscale molto elevata, mentre il livello di pericolosità dei 39,9 milioni di abitanti del centronord è relativamente molto basso (Lazio escluso)”.
Inversione di tendenza. Nella predisposizione dello studio, la Cgia non ha preso in considerazione le situazioni di criminalità, di disagio economico, di degrado ambientale, di disoccupazione presenti nel Paese e che solitamentealimentano l’evasione fiscale. “Al Sud – rassicura però Renato Mason, Segretario della Cgia – ci sono dei segnali che ci consentono di affermare che è in atto una importante inversione di tendenza. Cosa che non succedeva da moltissimi anni. Sul fronte della diffusione del lavoro nero, ad esempio, tra il 2000 e il 2013 questa ripartizione territoriale ha segnato la contrazione del tasso di irregolarità degli occupati più elevata di tutte le altre. A dimostrazione che – conclude – anche nel Mezzogiorno ci sono dei segnali di legalità che vanno rafforzati, attraverso la crescita e l’occupazione per mezzo degli investimenti”. (Cz1)
