Lo riferisce un’indagine eseguita su un campione di imprenditori italiani pubblicata sull’ultimo numero della Rivista Economica del Mezzogiorno, trimestrale della Svimez

di ALESSANDRO DE SALVO

Il punteggio assegnato alle regioni è compreso tra 1 (molto sfavorevole) e 5 (molto favorevole). In testa alla graduatoria, manco a dirlo, troviamo le regioni settentrionali, guidate dalla Lombardia che ottiene un punteggio di 4,07, in coda ci sono le regioni del Sud Italia. La Calabria è ultima con uno striminzito 1,73. Le province riflettono l’andamento regionale, in fondo alla classifica troviamo infatti appaiate Crotone e Vibo Valentia.

Le cause. Questi dati non sorprendono affatto. Emerge dallo studio ciò che intuitivamente ciascun calabrese può già immaginare. Pesano soprattutto la carenza di servizi di trasporto e la presenza capillare e pervasiva della criminalità organizzata. Con ogni probabilità anche la burocrazia, pur non emergendo in prima istanza come elemento chiave dell’indagine, rende più difficile la vita delle imprese meridionali che, presumibilmente, scontano una maggiore inefficienza nel funzionamento degli apparati delle pubbliche amministrazioni.

La soluzione. Senza dubbio la bassissima capacità della Calabria di attrarre nuovi investimenti costituisce un ulteriore freno allo sviluppo socio economico della regione. Come rimuovere, allora, questo ennesimo ostacolo? Occorre, senz’altro, agire sulle cause che lo determinano: contrastando la criminalità organizzata, creando più infrastrutture ed efficientando l’azione della pubblica amministrazione. La sfida per colmare il gap con il Nord Italia, pertanto, continua a giocarsi sulle variabili di sempre.