Partire da una soglia minima di garanzia, non inferiore alla attuale pensione di cittadinanza di 780 euro, da far crescere in proporzione al numero di anni in cui si è lavorato e si è stati in varie forme sul mercato del lavoro. È la proposta avanzata per le pensioni dei giovani dai sindacati, ieri al tavolo con la ministra del Lavoro Nunzia Catalfo e la commissione di esperti.

Dal governo è arrivata piena disponibilità a ragionare sull’ipotesi formulata dai sindacati per consegnare ai giovani ‘assegni’ dignitosi.

Cgil, Cisl e Uil vogliono che a quanti hanno iniziato a lavorare dal 1996 e sono interamente nel sistema contributivo, siano riconosciuti contributi figurativi anche per i periodi di discontinuità lavorativa, e di disoccupazione involontaria (non coperti da Naspi o ammortizzatori sociali), per sforzi attivi di formazione e riqualificazione, per le fasi di bassa retribuzione, per l’impegno per il lavoro di cura rivolto alle famiglie e verso le persone non autosufficienti. In particolare, secondo la Uil bisogna superare le attuali soglie reddituali per l’accesso alla pensione anticipata (2,8 volte la pensione minima) e di vecchiaia (1,5 volte le pensione sociale) e modificare gli attuali coefficienti di trasformazione.

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