STORIE | Scrimbia e Calameo tra amore, passione e morte
Una vicenda tutta ipponiate, o se preferiamo vibonese, portata alla ribalta in questi anni soprattutto dalla scrittrice Maria Concetta Preta
di MICHELE LA ROCCA
Scrimbia e Calameo come Giulietta e Romeo, storie d'amore, di passione e morte: non si adiri il lettore di un paragone tanto azzardato, ma non tanto. La prima vicenda è narrata da una leggenda della Magna Grecia (ecco cosa manca: l'immortalità e la bellezza della poesia), la seconda è raccontata dai versi invincibili di un grande poeta come William Shakespeare. Cosa hanno in comune? Le lacrime, la passione, e l'amore contrastato ed eterno.
Scrimbia e Calameo è una storia tutta ipponiate, o se preferiamo vibonese, portata alla ribalta in questi anni soprattutto dalla scrittrice Maria Concetta Preta nel suo romanzo Il Segreto della Ninfa Scrimbia, ma non molto conosciuta. Eppure di questa leggenda a Vibo Valentia rimangono tre memorie ben dislocate: una antica fontana di cui, oggi, rimane solo un arida pietra, mal collocata tra due ali di cemento sul viale Alcide De Gasperi (che meriterebbe ben altra sistemazione); un altorilievo bronzeo che apre il racconto storico sulle Porte del Tempo del Duomo di Santa Maria Maggiore e San Leoluca; una scultura di Reginaldo D’Agostino nella fontana di piazza Municipio.
Perchè di tanto amore non si nutre anche il Giardino di Ierone, la città in cui le giovinette usavano ornare i capelli con ghirlande di fiori, la città della Primavera cara a Persefone? Non è possibile dirlo, adesso.
I giardini ipponiati. Scrimbia era una ninfa che abitava presso una fonte dei giardini ipponiati. A differenza delle sue sorelle, non era immortale e per questo motivo era particolarmente incline ai sentimenti umani. Era bella, bellissima, un incanto, un sogno per i giovani di Ipponion.
Tra questi, un giovane alto e di bell'aspetto si innamorò follemente di lei. La pensava notte e giorno ininterrottamente, la vedeva nelle foglie degli alberi, nei fiori dei campi, nelle albe e nei tramonti e ovunque si voltasse. E a cagione di questa sua passione, Calameo – così si chiamava - scriveva intense e ispirate poesie di amore che poi lasciava scivolare nell'acqua della fonte dove viveva Scrimbia, acchè lei le leggesse. Fu così che anche la fanciulla finì per invaghirsi.
La confessione. Accecata dalla passione, un bel giorno Scrimbia, non sopportando di vedere l’amato Calameo soffrire per l'amore non corrisposto, decise di confessargli che anche lei lo amava. Tuttavia, secondo le leggi dell'Olimpo, una semidea e un mortale non potevano assolutamente unirsi in un rapporto d'amore. Un bel giorno accadde l'irreparabile: Calameo baciò Scrimbia, e Scrimbia baciò Calameo. Accompagnati dal cielo stellato e dal suono delicato dello scorrere delle acque, i due si amarono per tutto il giorno e per tutta la notte, tanto che l'alba li soprese abbracciati. Così li sorprese anche Zeus. Il padre degli dei andò su tutte le furie. Tanto ardore andava punito, la legge era infranta. Fu così che sentenziò la condanna, e a nulla valsero le preghiere e le implorazioni di perdono di Scrimbia.
La rivelazione. Calameo fu raggiunto ad Ipponion da Hermes, il messaggero degli dei. “Con lei vuoi vivere per sempre, da lei tu non sarai mai separato!”, esclamò. Il dio alato si recò quindi da Scrimbia recando una pianta di calamo: “Ecco il tuo amore”, disse e volò via. Scrimbia scoppiò in lacrime e pianse copiosamente, e tanto pianse che si trasformò in fonte perenne che accolse per sempre il verde calamo nelle sue acque, in un abbraccio di amore eterno.
