Giallo in carcere: suicida il boss che stava svelando tanti segreti (NOME)
Il detenuto aveva iniziato a collaborare con la DDA. La Procura di Torino apre un'inchiesta per istigazione al suicidio a pochi giorni dal deposito dei verbali
Un colpo di scena drammatico scuote le fondamenta della maxi inchiesta "Hydra". Bernardo Pace, 62 anni, figura centrale nelle dinamiche tra Cosa Nostra e le altre organizzazioni criminali, si è tolto la vita all'interno della sua cella nel carcere Lorusso e Cutugno di Torino. Una morte che pesa come un macigno sul delicato processo in corso a Milano, poiché Pace aveva recentemente intrapreso la strada della collaborazione con la giustizia.
Pace non era un detenuto qualunque. Condannato a gennaio a oltre 14 anni di reclusione nel rito abbreviato, era ritenuto dagli inquirenti un esponente di spicco del mandamento trapanese, con legami di parentela diretti con la cerchia del defunto boss Matteo Messina Denaro. Nelle ultime settimane, il 62enne aveva riempito numerose pagine di verbali davanti ai magistrati della DDA milanese, fornendo dettagli inediti sulla presunta "super-mafia": un'alleanza strategica tra Cosa Nostra, 'ndrangheta e camorra per il controllo degli affari al Nord.
Il decesso avviene in un momento cruciale: i suoi verbali avrebbero dovuto essere depositati dai pm Marcello Viola, Alessandra Cerreti e Rosario Ferracane proprio il prossimo 19 marzo, in occasione dell'apertura del processo con rito ordinario per altri 45 imputati.
La Procura di Torino ha immediatamente disposto l'autopsia sul corpo dell'uomo. Sebbene il gesto appaia come un suicidio, gli inquirenti hanno aperto un fascicolo tecnico per istigazione al suicidio, una procedura necessaria per verificare se Pace sia stato indotto a compiere l'estremo gesto o se vi siano state falle nel sistema di sorveglianza, data la delicatezza della sua posizione di neo-collaboratore.
