Una lettera dal contenuto molto forte, quella inviata dall'avvocato Francesco Matteo Bagnato, per conto dell'ex consigliere provinciale di Vibo Valentia, Domenico Fraone. Lo stesso ha denunciato il collaboratore di giustizia Giovanni Angotti.

«Evidentemente e manifestamente false le dichiarazioni del “pentito” rese al solo scopo di ottenere i benefici derivanti dalla posizione di collaboratore di giustizia e di ottenere sconti di pena. - è scritto nella missiva inviata a Zoom24.it - L’ex consigliere provinciale Domenico Fraone ha denunciato in data odierna il “collaboratore di giustizia” Giovanni Angotti per i reati previsti e puniti dagli articoli 372 c.p., nonché per il reato previsto e punito dall’articolo 368, comma 3, c.p. in relazione al reato presupposto previsto e punito dall’articolo 416 ter, comma 3, c.p. perché nell’ambito del processo penale n. 7198/2015 R.G.N.R. Mod. 21 DDA (denominato “Imponimento”), rito ordinario, all’Udienza del 10.12.2021, accusava con dichiarazioni evidentemente e manifestamente false Fraone Domenico di essere stato eletto alle elezioni del 2008 nella carica di consigliere della Provincia di Vibo Valentia a seguito di un accordo con la consorteria Anello in base al quale gli Anello gli avrebbero procurato voti in cambio di soldi ed altri lavori».

«L’evidente e manifesta falsità delle dichiarazioni del “collaboratore di giustizia” oggi è confermata con la sentenza irrevocabile n. 28/2024 emessa dal Tribunale di Catanzaro SEZIONE G.I.P. G.U.P., che ha assolto Fraone Domenico dai reati contestati perché il fatto non sussiste. -  ha continuato - La suddetta sentenza irrevocabile riporta: "In merito, occorre evidenziare che l'appoggio elettorale della cosca in favore dell'imputato si desume esclusivamente dal dichiarato del collaboratore di giustizia il quale, però, è privo di riscontri individualizzanti, né tanto meno può considerarsi tale la successiva vittoria elettorale di Fraone”».

Le dichiarazioni di Angotti, dunque, «sono mendaci, intrinsecamente contraddittorie, inverosimili e non supportate da alcun elemento di riscontro esterno individualizzante». Angotti «è stato allontanato da Filadelfia a seguito di gravissimi maltrattamenti ai danni dei suoi familiari, in particolare moglie e figlia».

«Non stupisce affatto che uno squallido essere vivente, capace di picchiare moglie e figlia per estorcere denaro in famiglia, possa autoaccusarsi di reati di stampo mafioso ed accusare calunniosamente soggetti estranei, senza neppure conoscerli, di gravi reati allo scopo di ottenere i benefici derivanti dalla posizione di collaboratore di giustizia e di ottenere sconti di pena; infatti, Angotti, oltre a godere della protezione, nel rito abbreviato ha riportato una condanna alla pena di 4 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, nonostante a suo dire lo stesso avrebbe sparato alle gambe ignoti elettori, per procurare voti a Fraone», ha insistito il denunciante.

«Sarebbe assolutamente illogico ritenere che un candidato, quale il denunciante, avrebbe pagato una consorteria per procacciargli dei voti e che la stessa consorteria avrebbe potuto svolgere una cruenta campagna elettorale in favore di candidati concorrenti in altri collegi. -  ha continuato - Gravissima è l’accusa, rivolta al ragionier Fraone Domenico, di avere pagato la consorteria in cambio di voti raccolti anche con modalità violente, quali incendi di auto, percosse, e financo gambizzazione di elettori mediante colpi di armi da sparo. Ovviamente solo calunnie agli atti del processo, le dichiarazioni del “collaboratore di giustizia” non trovano alcun riscontro, non esiste alcun incendio di auto, nessuna percossa, nessuna gambizzazione mediante colpi di armi da sparo. Le uniche percosse accertate dagli operanti, sono quelle nei confronti dei malcapitati familiari dell’Angotti, moglie e figlia compresa».

«Ciò che stupisce è come la Procura Distrettuale possa dar credito ed utilizzare le dichiarazioni di un simile soggetto contro terzi malcapitati, al fine di accusarli e discreditarli socialmente, e chiedere una condanna a soli 4 anni nei confronti del collaboratore che, a suo dire, oltre ad essere stato “MAFIOSO” avrebbe addirittura sparato alle gambe ignoti elettori al fine di procacciare voti a favore di Fraone Domenico in un collegio diverso da quello in cui era candidato a favore dei concorrenti, evidentemente c’è qualcosa che non va che andrebbe adeguatamente accertato e punito», è scritto nella lettera.