Svolta nell'omicidio di Rocco Zoccali, il cugino dell'attore Raoul Bova, ucciso a soli 20 anni il 18 novembre 1986 a colpi di pistola nella piazza principale di Locri (Reggio Calabria). Trentanove anni dopo l'assassino del ragazzo ha un nome grazie al collaboratore di giustizia ed ex rampollo della famiglia di 'ndragheta della città Antonio Cataldo. Secondo le sue dichiarazioni sarebbe stato Domenico Cordì, all'epoca minorenne, a sparare con una pistola calibro 7,65 dal sellino di una Vespa 50, con il motore truccato per attutire il rumore dei colpi, guidata dal cugino Antonio Dieni.

«Il movente dell’omicidio ha origine da un dissidio tra i Dieni e la famiglia Zoccali. Il padre di Rocco, Stefano Zoccali, proprietario di un magazzino dato in affitto ad Agostino Dieni, intimò a quest’ultimo lo sfratto, per morosità», ha detto il collaboratore come riporta il Corriere della Sera. A Cordì, 56 anni, figlio del "ragioniere", boss defunto della 'ndragheta di Locri, e in carcere per altri reati, viene contestata l'accusa di omicidio volontario.

Dieni, figlio di Agostino, assassinato a Locri nel 1988 nella faida tra i Cordì e Cataldo, non potrà essere giudicato nuovamente per lo stesso reato dal quale fu assolto nel 1990 per "insufficienza di prove".

In seguito alla minaccia di sfratto di Stefano Zoccali ad Agostino Dieni, Rocco fu vittima di ritorsione. Venne picchiato più volte. E alla fine reagì sparando a una gamba di Giuseppe Alecce, uno dei fedelissimi dei Cordì. «Quel gesto fu la sua condanna a morte. Rocco fu ucciso per vendetta. Io ho visto tutta l’azione», ha raccontato Cataldo, che non parlò per paura di ritorsioni. «Gli dissi di stare attento perché quella offesa non se la sarebbero tenuta».

Giulia Bova, madre di Zoccali e cugina di primo grado del padre dell'attore, non ha mai smesso di lottare per ottenere giustizia per il figlio. Ora queste dichiarazioni potrebbero finalmente portare a una verità attesa per quasi 40 anni.