Addio all’anno in cui la povertà si è toccata con mano da un angolo all’altro della nostra regione. Un autentico dramma sociale sul quale riflettere

di VINCENZO VARONE

Il 2017 è stato l’anno in cui la povertà si è toccata con mano da un angolo all’altro della Calabria. Ed in queste ore di addio all’anno vecchio è su questo autentico dramma sociale che dobbiamo riflettere, rivolgendo lo sguardo a quelle famiglie che non possono permettersi più neppure due giorni di vacanza o una pizza con gli amici. Esigenze un tempo normali che per tanti oggi sono diventanti quasi un piccolo lusso.

Tra disoccupati e precari. Un elenco di nuovi poveri, sempre più folto, dove figurano quanti hanno perso il lavoro dalla sera alla mattina e quanti un’occupazione, soprattutto tra le giovani generazioni, non l’hanno di fatto mai avuta. Ed anche i tantissimi precari, costretti a far quadrare i conti della spesa e delle bollette della luce e del gas con soli 500 euro al mese, quando arrivano. I tempi della burocrazia e delle casse degli enti, purtroppo non sono per nulla in sintonia con le esigenze di chi ha una famiglia da mantenere.

Ordinaria disperazione. Storie di ordinaria disperazione, spesso nascoste con pudore, che molti vivono silenziosamente nel chiuso della proprie case e con il sorriso lieve dell’attesa. Storie, partorite dalla cattiva politica; dai tagli indiscriminati, senza alcuna vergogna, sposati quasi in toto dalla classe dirigente come soluzione necessaria e conseguentemente dai tanti posti di lavoro venuti a mancare senza, al di là delle parole, nessuna seria azione di contrasto. Ma colpa anche dei tanti ragionamenti dei soliti sapientoni con la soluzione “chiave in mano”, ma solo a parole, che hanno solo prodotti assenze e ulteriori ritardi. “U saziu –dice un vecchio proverbio – nù canusci u dijuno”. .