Cinquant'anni fa, la rivolta di Reggio Calabria. Partirono proprio domenica 5 luglio del 1970 i moti, la ribellione di un popolo che voleva fortemente ribellarsi alla scelta di Catanzaro individuata come sede di capoluogo di regione.

Fu una vera e propria guerra con 5 morti migliaia di feriti, oltre 800 arresti, danni per miliardi di lire. I reggini misero a ferro e fuoco la loro città e a Reggio durante i moti furono chiusi negozi e uffici; bloccati porti, aeroporto, ferrovie e autostrada; interrotti gli esami a scuola, ferme poste e banche, e pure l'Inps.

"Fu una rivolta di popolo -  come scrive Francesco Gerace - dove scesero in piazza facinorosi, ma anche ragazzi e vecchi, ed e' ancora vivo il ricordo delle anziane vestite di nero e delle massaie muoversi fra le barricate come esperte rivoluzionarie. La rivolta nacque dalla rivendicazione di un pennacchio (il capoluogo di Regione, appunto) ma aveva un concreto risvolto economico e politico per una città fino a quel momento tagliata fuori dallo sviluppo degli anni del boom, e che ora correva il rischio di perdere anche il treno della Regione che, detto in altre parole, significava qualche migliaio di nuovi posti di lavoro pubblici, apertura di sedi e uffici per gli assessorati, indotto amministrativo e commerciale, e prestigio. Reggio fu sottosopra per 8 mesi, durante i quali successero cose inimmaginabili: fu assaltata e incendiata la questura, dentro alla quale c'erano centinaia di agenti. Un'autocolonna di militari fu attaccata da due commandos con le molotov lungo l'autostrada. Infine, dovettero intervenire i carri armati per sgombrare le barricate".

"La rivolta di Reggio Calabria - riporta ancora Francesco Gerace - e' costata la vita a cinque persone: Bruno Labate, ferroviere di 46 anni, ritrovato senza vita in una stradina nella zona degli scontri il 15 luglio; il 17 settembre  viene ucciso Angelo Campanella, 45 anni, autista; lo stesso giorno muore d'infarto l'agente Vincenzo Curigliano, 47 anni, durante l'assalto dei manifestanti contro la questura, dopo l'arresto del leader della rivolta Ciccio Franco.  La quarta vittima e' il poliziotto Antonio Bellotti, 19 anni, colpito da una sassata mentre in treno stava lasciando Reggio. Il 17 settembre del 1971, la quinta vittima della rivolta e' Angelo Jaconis, 25 anni, barman. Il triste bilancio numerico di quei tragici giorni segna anche altre dieci persone rimaste gravemente mutilate o invalide. Oltre 500 feriti tra poliziotti e carabinieri, e almeno un migliaio tra i dimostranti. Il numero di questi si ritiene sia conteggiato per difetto in quanto, soprattutto nella fase più calda degli scontri, i feriti evitavano di recarsi in ospedale per le cure, nel timore di essere denunciati, e si facevano medicare da dottori amici in forma clandestina.  Nel periodo in cui la città fu sottosopra, le forze dell'ordine hanno denunciato per i reati più vari 1231 persone, di cui 825 a piede libero. Sono stati eseguiti 446 arresti, fra i quali vanno annoverati anche il capo della rivolta Ciccio Franco e l'ex comandante partigiano Alfredo Perna e Eugenio Castellani, tutti membri del cosiddetto 'comitato d'azione'. Finiscono in carcere anche Antonio Dieni e Angelo Calafiore, tra i primi compagni di lotta al fianco di Ciccio Franco".