IL COMMENTO | Elezioni a Vibo, Pd ridotto a brandelli e il commissario fa l'Azzeccagarbugli
Il commissario regionale del Partito democratico continua a parlare la lingua del dottor Azzeccagarbugli. Del Comune di Vibo non si è mai preso troppa cura, almeno fino a qualche giorno addietro, rinviando il più possibile una pratica complessa da risolvere. In città, di Stefano Graziano, ufficialmente, non si è vista l'ombra. Ergo, non è mai riuscito a gestire a distanza, la crisi di un partito che rischia di arrivare in condizioni disastrose alle prossime elezioni amministrative. Riepilogare la parabola discendente delle ultime settimane è come mettere il dito nella piaga ed evidenzia quanto Stefano Graziano sia avulso rispetto agli equilibri e ai rapporti di forza esistenti nel Pd provinciale. Basta un veloce flash back per chiarire quanto il commissario, parlando in politichese, si ostina a lasciare sotteso.
Circa due settimane addietro, il numero uno del Pd in Calabria ha conferito al segretario provinciale Enzo Insardà (area Censore-Mirabello) il coordinamento del tavolo di confronto finalizzato a mettere in campo quantomeno una lista se non una coalizione che vedesse protagonista, si fa per dire, data la circostanza, il Partito Democratico. Quello stesso tavolo era presieduto, fino a quel giorno, da un altro dirigente, Pino Ceravolo (area Viscomi). Ergo, se un commissariamento non è stato (come Graziano si è affrettato a ribadire), poco ci è mancato.
La scelta del commissario ha inevitabilmente orientato le decisioni. Insardà, infatti, con il sostegno di Censore, Mirabello e degli iscritti di Vibo, ha condotto il Pd verso la coalizione già messa in campo autonomamente da Stefano Luciano, che con il Partito democratico non ha mai avuto nulla a che vedere e che stava conducendo la sua campagna elettorale in perfetta autonomia fino a quel momento. In quella coalizione sono presenti varie sensibilità moderate e riformiste ed alcuni pezzi del centrodestra in formato civico, tra cui elementi del Mns, in nome di un modus operandi ormai familiare a questa città. Niente di cui scandalizzarsi, almeno a Vibo. Basti pensare che, sul fronte opposto, un intero gruppo consiliare, quello degli ex Pd, ha votato apertamente per Forza Italia alle elezioni provinciali (sul presupposto che il governatore non avesse riservato al capoluogo tirrenico le giuste attenzioni) e che un ex dirigente di primissimo ordine dei democratici, Vito Pitaro, proveniente dall'estrema sinistra, censoriano per una vita, sta costruendo le liste a sostegno di Maria Limardo e insieme al senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori.
Ad ogni modo, dinanzi al rischio che il Pd potesse correre con i Sovranisti, il commissario regionale qualche giorno addietro ha posto paletti precisi costringendo Brunello Censore ad una prova di forza. Ieri, infatti, a sostegno della candidatura di Luciano sono arrivate quasi novanta firme dai dirigenti di Vibo e delle frazioni. Il tutto mentre per domani l'altro Pd, quello di Viscomi e Oliverio, giusto per dare un'idea a chi sta lontano da Vibo, si prepara ad un'assemblea cittadina degli iscritti che vorrebbe individuare una strada alternativa a quella di Luciano.
E allora il commissario cosa fa? Una parziale retromarcia condita dagli opportuni elementi di politichese: ribadisce che il Pd non va con i Sovranisti rifacendosi al pensiero di Mirabello, Insardà e dello stesso prof. Viscomi, ma non risolve la quaestio lavandosi quasi le mani. E allora sia chiaro al commissario, ma lo sarà già sicuramente, che Viscomi, Mirabello e Insardà vogliono seguire strade diverse a Vibo e lui, piuttosto che girare intorno all'ostacolo con perifrasi e declamazioni senechiane, dovrebbe dare un'indicazione definitiva sulla rotta che il Pd dovrebbe seguire. E magari dovrebbe farlo senza il solito ricorso all'autodifesa dalle strumentalizzazioni giornalistiche. Perchè a Vibo, nessuno ha strumentalizzato alcunchè. Semplicemente, c'è un Pd in ginocchio, dilaniato e a brandelli nelle mani di dirigenti intenti solo a farsi la guerra. A Vibo, caro commissario, la direzione provinciale decide in un modo e l'assemblea potrebbe decidere in un altro. E le autorità superiori dovrebbero fare chiarezza una volta per tutte sulle faide tra quanti, da oltre dieci anni, tengono a vario titolo in ostaggio il partito. A Vibo, caro commissario, qualche anno fa si è celebrato un congresso a cui pezzi di partito non sono stati messi nelle condizioni di partecipare. A Vibo, caro commissario, si dopa il tesseramento del Pd da una vita. ( Ma questo avviene anche altrove). A Vibo, le ultime elezioni del segretario di circolo si sono tenute alla presenza degli agenti di polizia con i dirigenti di tutte le correnti che quasi si sfidavano a duello. Insomma, caro commissario, il problema del Pd vibonese non sono le...strumentalizzazioni, ovvero, la stampa, il problema non è Luciano e non è nemmeno Lo Schiavo, il problema del Pd vibonese è lo stesso Pd!
