Non ha abusato di una bimba di dieci anni, assolto Fimiano in Appello
I giudici di secondo grado hanno ribaltato la sentenza di condanna a tre anni e otto mesi emessa in primo grado, accogliendo la richiesta dei legali difensori
di GABRIELLA PASSARIELLO
Non ha costretto quella bambina di soli dieci anni a subire gravi atti sessuali. Non le ha strappato di dosso i pantaloni della tuta, bloccandole le mani e spingendola con forza sul divano. La Corte di appello di Catanzaro ha assolto per non aver commesso il fatto Giuseppe Fimiano, 40 anni, di Caraffa, imputato per violenza sessuale con l’aggravante di aver agito ai danni di una minore di 14 anni. I giudici di secondo grado, presidente Fabrizio Cosentino, a latere Francesca Garofalo e Antonio Saraco hanno ribaltato il verdetto emesso il 21 novembre 2011 dal Tribunale collegiale, che aveva condannato l’imputato a tre anni e otto mesi di carcere, disponendone l’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e il pagamento al risarcimento danni nei confronti della parte civile per un importo di 35mila euro. La Corte di appello ha accolto l'istanza di assoluzione dei legali difensori Carlo Petitto e Orlando Sapia, che hanno anche ottenuto la revoca dell’interdizione e del risarcimento danni chiesto dall’avvocato di parte civile Alessio Spadafora. I giudici hanno bocciato, inoltre, la richiesta del sostituto procuratore generale che, al termine della requisitoria, ha invocato una pena ben più alta rispetto a quella inflitta in primo grado all'imputato. Ha chiesto in aula ben sei anni di carcere per il presunto stupratore accusato di aver commesso gravi abusi nei confronti di una bambina.
La ricostruzione dei fatti. L'avrebbe conosciuta all’interno di una comunità per tossicodipendenti dove l’uomo avrebbe stretto amicizia con i genitori della piccola, che usufruivano della struttura. Proprio qui, nel 2003, sarebbero iniziati gli approcci con la bambina, che allora aveva dieci anni, proseguiti poi anche fuori dalla comunità, a casa della famiglia di lei, fino almeno al 2005. Abusi gravi, secondo quanto si legge nel capo d’imputazione. L’avrebbe costretta a subire atti sessuali, come il vedersi “toccata insistentemente nelle parti intime con le mani o con la bocca, avvalendosi della coazione psicologica derivante dalla forte differenza d’età, dalla vergogna della minore e del suo timore di non essere creduta”. La ricostruzione dell’accusa effettuata dal sostituto
procuratore Simona Rossi risale al 2006, avviata sulla base delle indagini dell’Ufficio minori della Questura di Catanzaro, indagini scattate dopo che la minorenne riuscì a confidare le violenze subite ai familiari. Accuse, che si sono rivelate infondate alla luce del verdetto emesso oggi dalla Corte di appello di Catanzaro.
