Si chiude con tre assoluzioni il processo "Corvo", il procedimento nato dall'inchiesta della Procura di Catanzaro che aveva acceso i riflettori su presunti scambi di favori legati ad incarichi professionali e decisioni amministrative.

Il Tribunale collegiale di Catanzaro ha assolto con formula piena Claudio Parente, ex consigliere regionale di centrodestra, e gli ex consiglieri comunali Giuseppe Pisano e Francesco Gironda, entrambi eletti nel civico consesso nella lista "Officina del Sud".

La decisione è arrivata con la formula "perché il fatto non sussiste", accogliendo le tesi sostenute dalle difese. Gli imputati erano chiamati a rispondere, a vario titolo, di ipotesi di corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e, nel caso di Parente, anche di peculato.

Al centro dell'inchiesta vi era un presunto meccanismo di favori incrociati che, secondo l'accusa, avrebbe collegato l'approvazione di una delibera del Comune di Catanzaro relativa a un progetto di riqualificazione della zona sud della città con alcuni incarichi affidati a persone vicine agli amministratori coinvolti.

Secondo la ricostruzione accusatoria, i due ex consiglieri comunali avrebbero favorito l'approvazione del provvedimento riguardante la concessione di un terreno comunale destinato alla realizzazione di un complesso di attività sanitarie e sportive da parte dell'associazione "Vivere Insieme". In cambio, sempre secondo l'ipotesi investigativa, Parente avrebbe garantito incarichi retribuiti nelle strutture consiliari della Regione Calabria a due familiari dei consiglieri.

Accuse che non hanno trovato conferma nel giudizio di primo grado. I giudici hanno infatti accolto le argomentazioni degli avvocati difensori Francesco Gambardella e Giacomo Maletta per Parente, Valerio Murgano per Gironda, e Saverio Loiero e Andrea Gatto per Pisano.

Nel procedimento era contestato a Parente anche il reato di peculato, con riferimento all'utilizzo di fondi regionali destinati al personale delle strutture politiche. Anche questa contestazione è venuta meno con la sentenza del collegio.

Un passaggio significativo era già arrivato dalla Corte di Cassazione, che aveva annullato senza rinvio il sequestro della somma di 37 mila euro disposto nei confronti dell'ex consigliere regionale, ritenendo insussistente il presupposto del reato di peculato.

La Procura, nel corso della requisitoria, aveva chiesto l'assoluzione per tutti gli imputati dall'accusa di corruzione, mentre per Parente aveva sollecitato una condanna a quattro anni di reclusione per peculato.

Le motivazioni della sentenza saranno depositate dal Tribunale di Catanzaro entro 90 giorni. Solo dopo sarà possibile conoscere nel dettaglio il percorso logico seguito dai giudici nella decisione.