Svolta storica per il 118 in Calabria: stop alla precarietà
Dal 1 marzo operative trenta nuove postazioni territoriali per una sanità finalmente di prossimità

La precarietà del soccorso cambia marcia. Dopo quasi un decennio di attese e incertezze amministrative, il sistema dell’emergenza-urgenza imbocca una traiettoria di stabilità. La firma sulla convenzione per il supporto al SUEM 118 nella provincia di Cosenza segna molto più di uno sblocco burocratico: diventa il fulcro di una strategia regionale che porta la regia del commissario straordinario dell’Asp di Cosenza, Vitaliano De Salazar.
Forte della delega regionale sul settore, De Salazar trasforma un paradosso lungo otto anni – fatto di proroghe, assetti provvisori e cornici giuridiche fragili – in un modello operativo integrato. Un sistema capace di coordinare Azienda Zero, associazioni di volontariato e presìdi ospedalieri, superando frammentazioni che avevano inciso sull’efficienza complessiva della rete.
Non si tratta di un semplice atto formale. In appena quindici giorni la nuova regia affronta e scioglie nodi che sembravano inestricabili. Il percorso si articola su pilastri precisi: una ricognizione rigorosa delle postazioni attive, la bonifica delle criticità pregresse e la costruzione di un quadro normativo uniforme, capace di dare certezze a tutti gli attori coinvolti.
La visione non si ferma ai confini della provincia di Cosenza. L’obiettivo dichiarato è una riorganizzazione sistemica che coinvolga progressivamente anche Vibo Valentia e Catanzaro, garantendo standard omogenei su scala regionale. In questo assetto il volontariato smette di essere componente residuale e diventa parte integrante del sistema pubblico, con un ruolo riconosciuto e regolato.
Per quasi due lustri le associazioni garantiscono il servizio h24 soprattutto nelle aree interne e montane, spesso senza una cornice contrattuale stabile. La nuova convenzione, operativa dal 1° marzo 2026, introduce tre elementi chiave: certezza giuridica e sostenibilità economica; trasparenza nei pagamenti e continuità operativa; uniformità organizzativa per tutti i soggetti in campo.
Si chiude così una stagione segnata da precarietà amministrativa e si apre una fase in cui il servizio di emergenza-urgenza può programmare, investire e formare senza l’ombra costante delle proroghe.
Il cuore della riforma pulsa nelle trenta postazioni territoriali aggiuntive previste dal nuovo assetto. Non è un semplice spostamento di mezzi, ma un ampliamento strutturale della copertura. In una regione dove l’orografia incide in modo determinante sui tempi di intervento, rafforzare il presidio nelle aree lontane dagli hub ospedalieri significa ridurre i minuti decisivi e, in molti casi, salvare vite.
La “rivoluzione” annunciata promette di andare oltre la firma. Il cronoprogramma prevede formazione uniforme per tutti gli operatori e protocolli condivisi tra rete territoriale e ospedali, così da integrare davvero la catena del soccorso. Se il 1° marzo diventerà una data spartiacque per la sanità calabrese lo diranno i numeri e i tempi di risposta, ma la direzione appare tracciata: ascolto, competenza e una governance capace di trasformare l’emergenza in sistema.
