Donne vittime di violenza in una Calabria che deve imparare a fare rete per dire “no”
di FEDERICA TOMASELLO
Il 25 novembre sarà la giornata internazionale contro la violenza di genere che ogni anno conta vittime indifese e disarmate davanti al proprio carnefice che, troppo spesso, veste i panni dell’uomo amato. Storie di violenza che rappresentano la condizione di migliaia di donne che vivono nel territorio calabrese e che soggiacciono a continue forme di intimidazione, limitazione della libertà personale e professionale e ricatti. Uno stato di malessere e sofferenza che resta, spesso, celato all’interno delle quattro mura domestiche e che viene intercettato dalle istituzioni solo a seguito di alcuni episodi eclatanti. Violenze e soprusi a carico di donne vessate dai propri carnefici travestiti, per la società, da amorevoli mariti o compagni che agiscono anche davanti agli occhi innocenti dei figli che identificano, negli atteggiamenti aggressivi, il modus vivendi corretto da adottare nei riguardi del genere femminile.
Calabria seconda classificata. La Calabria intera annovera ancora il triste primato di essere tra i primi posti nella classifica di violenza di genere, infatti, ricopre il secondo posto nella statistica di femminicidi subito dopo la Liguria. Una realtà che tende ad aggravarsi costantemente e che ha raggiunto uno stato non solo di emergenza ma di vero e proprio deficit strutturale. Ogni anno crescono i casi scoperti dalle forze dell’ordine che intervengono dopo episodi eclatanti di aggressione, maltrattamento, stalking e violenza domestica.
Ferite coperte e paura. Vittime di uno spaccato atroce, le donne, la cui sofferenza psicologica e fisica viene avvertita come la quotidianità. Una condizione di disperazione celata dietro a lividi, cicatrici, ferite maniacalmente nascoste o giustificate appellandosi a scuse banali come uno spigolo non visto o una caduta dalle scale. Un dramma che spesso non viene denunciato per paura o perché sottovalutato. Una paura che paralizza e non consente di parlare di quei soprusi neanche con i familiari ignari, troppo spesso, degli atteggiamenti preludio delle tragedie.
Giovani ossessionati. Anche l'età dei maltrattamenti e degli episodi ossessivi nei confronti della partner si è notevolmente ridotta. Ragazzini poco più che adolescenti mostrano atteggiamenti di possesso e gelosia morbosa per quella che considerano una proprietà, la “loro donna”. È così che il ruolo femminile viene identificato soprattutto in realtà complesse come quella calabrese in cui la cultura della supremazia e del dominare sono intrinseche nella società.
Una sola arma: la denuncia. Atteggiamenti inizialmente identificati dalle donne con la giustificazione di un uomo troppo “pressante” in tempi brevi lasciano spazio alle prime manifestazioni violente: il primo schiaffo, la prima costola rotta, per poi passare allo stupro e terminare, troppo spesso, con l’ultimo atto di una sceneggiatura drammatica: l’omicidio. Un’unica arma rimane alle donne quella della denuncia liberandosi dal velo di paura e riappropriandosi di quella che è la propria vita libera senza giustificazioni e senza accettare l’inaccettabile.
Svariate iniziative. Proprio la consapevolezza e la conoscenza di questi fenomeni saranno trattate, attraverso svariate iniziative, nelle prossime settimane in Calabria al fine di permettere alle donne di maturare la consapevolezza dell’importanza di denunciare queste situazioni violente. Una campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, fortemente voluta dal Questore Andrea Grassi di Vibo Valentia partirà dal 20 novembre e proseguirà sino al 14 dicembre. Quattro incontri per le donne e a favore delle donne.
